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Trattamento fiscale assegno di mantenimento

del 07/05/2015
CHE COS'È?

Trattamento fiscale assegno di mantenimento: definizione

Nei casi di separazione, scioglimento, annullamento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, il Tribunale può stabilire, in capo ad uno dei coniugi, l’obbligo di provvedere al mantenimento dell’ex-coniuge mediante la corresponsione di assegni periodici di ammontare determinato.

Il regime fiscale degli assegni di mantenimento è regolato dal TUIR . In particolare l'articolo 10, comma 1, lettera c), del TUIR, stabilisce che "gli assegni periodici corrisposti al coniuge, ad esclusione di quelli destinati al mantenimento dei figli, in conseguenza di separazione legale ed effettiva, di scioglimento o annullamento del matrimonio o di cessazione dei suoi effetti civili, nella misura in cui risultano da provvedimenti dell’autorità giudiziaria".

COME SI FA
Ai fini fiscali, in presenza di separazione legale (ed effettiva) o di scioglimento, annullamento o cessazione degli effetti civili del matrimonio (cd. “divorzio”), il coniuge:

  • beneficiario dell'assegno: dovrà tassare l'importo effettivamente incassato quale reddito assimilato al lavoro dipendente (senza diritto alle relative detrazioni)
  • obbligato dal giudice alla corresponsione: può dedurre l’assegno effettivamente pagato dal reddito complessivo (onere deducibile)
Le somme percepite dal coniuge, in conseguenza di separazione legale, divorzio o annullamento del matrimonio, esclusi quelli destinati al mantenimento dei figli, subiscono un trattamento fiscale diverso.

In particolare:

  • quando è stata pattuita la corresponsione da parte di uno dei coniugi in favore dell'altro di un assegno periodico, in capo al coniuge che percepisce l'assegno si genera un reddito imponibile assimilato a quello di lavoro dipendente. Pertanto, questi ha l'obbligo di riportare in dichiarazione dei redditi tali somme ed assoggettarle ad Irpef;
  • quando dal tribunale, invece, viene stabilita, su accordo delle parti, la corresponsione di un assegno una tantum (in unica soluzione), la somma non è considerata come "reddito" e, quindi, non concorre a formare il reddito complessivo ai fini dell'Irpef del coniuge che lo percepisce.
L'assegno percepito per il mantenimento dei figli non costituisce reddito assimilato, tuttavia se nella sentenza di separazione non è specificato e distinto l'importo dell'assegno destinato al mantenimento dei figli, si considera destinato al coniuge il 50%.

Il coniuge che è destinatario dell’assegno periodico di mantenimento gode di una detrazione fiscale d’imposta. Tale detrazione riduce l’imposta lorda e consente una riduzione dell’imposta Irpef effettivamente da pagare. La  detrazione compete in misura pari a quella prevista dal comma 3 dell’art. 13 del TUIR a favore dei pensionati che hanno meno di 75 anni, la detrazione fiscale per i redditi da pensione. Tale detrazione varia col variare del reddito e per il suo calcolo occorre seguire gli opportuni scaglioni indicati nel nuovo Testo Unico delle imposte dirette.


La disposizione prevista dalla legge a favore dei coniugi separati o divorziati percettori dell’assegno periodico presuppone che il coniuge percettore non percepisca redditi di lavoro dipendente. Infatti, la detrazione a favore dei percettori degli assegni periodici di mantenimento non è cumulabile con le altre detrazioni previste dall’art. 13 del TUIR (detrazioni per il lavoro dipendente). il coniuge percettore di assegno di mantenimento che abbia un proprio lavoro e quindi un proprio reddito derivante dal lavoro dipendente deve valutare la convenienza a richiedere le detrazioni per tale categoria di redditi.

Il coniuge che corrisponde l'assegno di mantenimento deduce dal reddito le somme corrisposte al coniuge a seguito di separazione legale ed effettiva, o di scioglimento o di annullamento del matrimonio, o cessazione degli effetti civili del matrimonio, stabiliti da un provvedimento dell'Autorità giudiziaria. Eventuali altri contributi concessi al coniuge separato, diversi dall'assegno periodico, non sono deducibili dal reddito.

E’ condizione necessaria per la deducibilità dell’assegno di mantenimento:

  • l’obbligo di corresponsione degli assegni di mantenimento dell’ex coniuge deve essere disposto dal giudice. Ciò comporta che non è deducibile la somma versata volontariamente a titolo di assegno di mantenimento, come accade, ad esempio, nei casi di separazione di fatto;
  • è possibile dedurre esclusivamente la spesa sostenuta per il mantenimento dell’ex-coniuge.  Se la somma corrisposta comprende anche il mantenimento dei figli, la quota a loro riferita non è deducibile. 
  • è  possibile dedurre la spesa solo se riferita ad assegni periodici. Nel caso in cui i coniugi, anche con giudizio del Tribunale, scelgano, in luogo degli assegni periodici di mantenimento, il versamento di una somma in un’unica soluzione (assegno “una tantum”), la spesa non è deducibile.
  • i soggetti passivi dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, che deducono dal reddito complessivo somme per assegni periodici corrisposti al coniuge, devono indicare nella dichiarazione annuale dei redditi il codice fiscale del soggetto beneficiario delle somme.
 

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