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In Brasile il gusto è Made in Italy

del 28/01/2011
di: di Loredana Capuozzo
In Brasile il gusto è Made in Italy
La certificazione dei ristoranti italiani nel mondo sbarca in Sud America. San Valentino regalerà agli amanti del «vero» gusto Made in Italy uno strumento «doc» per riconoscere pure nel lontano Brasile gli autentici sapori della cucina italiana. Saranno infatti consegnate il 14 febbraio a San Paolo - nel corso di un evento organizzato dalla camera di commercio Italo-Brasileira in collaborazione con Unioncamere e Isnart - le prime 16 targhe del marchio Ospitalità italiana che insigniranno anche nell'America del Sud le vetrine dei ristoranti tricolore di qualità, «genuini» ambasciatori dell'Italian style. Dieci sono le regole di ristorazione che occorre rispettare per superare la valutazione ed ottenere questo importante riconoscimento. Nel ristorante deve essere presente almeno una persona che sappia relazionarsi con il pubblico in lingua italiana; l'ambiente deve contenere uno o più elementi distintivi dell'Italia; le portate inserite nel menu devono essere scritte anche in corretta lingua italiana; la percentuale di piatti e ricette della nostra tradizione non può essere inferiore al 50%; il ristoratore deve fornire la descrizione di almeno cinque ricette del Belpaese presenti nel menu; la carta dei vini deve contenere almeno il 20% (in ogni caso non meno di cinque tipi) di etichette italiane Dop o Igp; in sala deve essere disponibile olio extravergine italiano; il capo cuoco deve essere qualificato (con attestato o provata esperienza) per la preparazione di piatti tipici italiani; il ristoratore si impegna a valorizzare la cultura delle denominazioni d'origine protetta; il ristoratore deve fornire un elenco di tutti i prodotti enogastronomici italiani Dop e Igp utilizzati nel ristorante.

Il progetto lanciato da Unioncamere con la collaborazione dei ministeri degli esteri, dello sviluppo economico, delle politiche agricole, dei beni culturali e del turismo ha già raccolto, attraverso le camere di commercio italiane all'estero, in soli 6 mesi l'adesione ben 1.129 ristoranti italiani in 45 paesi nel mondo. Ma solo dopo un'attenta valutazione da parte di un apposito comitato, composto da esperti tecnici rappresentanti le principali istituzioni ed organizzazioni coinvolte, viene rilasciata l'esclusiva certificazione «Ospitalità italiana, Ristoranti italiani nel mondo», salvo poi ricontrollarne annualmente la corrispondenza dei requisiti richiesti. Se oggi sono oltre mille i ristoranti aderenti all'iniziativa, l'obiettivo è quello di arrivare a quota 4-5mila. Affinché grazie ad una capillare strategia di marketing si possa veicolare attraverso questo «selezionato» canale le eccellenze della produzione Made in Italy. «Ma non solo». Su quelle tavole, spiega il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, «si promuoverà l'intero paese e il suo straordinario territorio».

L'elevata partecipazione dei ristoratori testimonia d'altronde che questa è la strada giusta da perseguire per valorizzare e tutelare non soltanto l'agroalimentare italiano, sempre più spesso «taroccato», ma più in generale l'immagine e lo stile italiano oltre confine. Nella convinzione che la cultura della tavola sia diventata nel tempo un simbolo dell'ospitalità e dell'accoglienza di casa nostra che deve essere promossa, difesa e protetta.

Basti pensare che l'Italia è uno dei paesi più colpiti dal fenomeno dei «falsi d'autore» dell'agroalimentare. Un settore che, tra imitazioni e contraffazioni, si stima sia «derubato» di potenziali 50 miliardi di euro. Nel nostro Paese si realizza più del 21% dei prodotti a denominazione d'origine registrati a livello comunitario. A questi vanno aggiunti gli oltre 400 vini Doc, Docg e Igt e gli oltre 4 mila prodotti tradizionali censiti dalle regioni e inseriti nell'albo nazionale. Un grande patrimonio, quindi, che l'iniziativa di Unioncamere intende contribuire a valorizzare. Tanto più che oggi la dieta mediterranea, di cui la cucina italiana è una delle espressioni più elevate, è stata iscritta nella lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell'Unesco.

Con questa iniziativa il marchio Ospitalità italiana presente nel nostro paese in circa 6 mila imprese certificate della filiera turistica, apre dunque la strada ad un'idea di brand unico per la promozione dell'Italia e del prodotto nazionale. E si inserisce a pieno titolo all'interno del progetto in materia di turismo per la creazione di un marchio europeo di qualità, esposto dalla Commissione europea nella comunicazione n. 352 dello scorso giugno, che basandosi sui marchi di qualità esistenti nei diversi paesi dell'Unione europea può contare già oggi su una rete di circa 20mila imprese certificate del settore.

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