Consulenza o Preventivo Gratuito

Riciclaggio, i confini si allargano

del 25/01/2011
di: di Fabrizio Vedana
Riciclaggio, i confini si allargano
Evasione fiscale tra i reati-presupposto del riciclaggio. I reati fiscali e l'utilizzo dei Trust entrano tra i sorvegliati speciali del Gafi. La task force internazionale per il contrasto del riciclaggio ha infatti diffuso in questi giorni sul proprio sito due importanti documenti.

Con un primo documento denominato «Money laundering using trusts and company service provides» il Fatf-Gafi ha messo in evidenza un possibile utilizzo distorto dello strumento Trust per finalità di occultamento dell'effettiva identità del beneficiario ovvero della provenienza illecita del denaro. Tale improprio utilizzo troverebbe, secondo il Fatf-Gafi, nelle legislazioni e giurisdizioni di alcuni paesi un terreno più fertile in ragione dell'assenza di qualsiasi tipo di obbligo antiriciclaggio in capo ai soggetti che intervengono nella costituzione o gestione del Trust come invece fatto dall'Italia con il decreto legislativo 231 del 2007 di recepimento della Terza direttiva antiriciclaggio. Con un secondo documento «The Review of the standards - preparation for the 4th round of mutual evaluations» il Fatf-Gafi propone di inserire i crimini fiscali tra i reati presupposto del reato di riciclaggio e di attribuire quindi ai soggetti obbligati agli adempimenti antiriciclaggio (banche, intermediari, professionisti, agenti immobiliari ecc.) l'obbligo di segnalare come sospette le operazioni che si presentino come frutto ovvero strumento per trasferire o impiegare denaro o altre attività derivanti da reati di tipo fiscale. I due documenti hanno già trovato, in Italia e relativamente al trust, una loro parziale attuazione attraverso le recenti prese di posizione dell'amministrazione finanziaria prima con l'emanazione della circolare 61/E del 27 dicembre 2010 e poi con l'avvio di una intensa attività ispettiva, coordinata dal Comando generale della Guardia di Finanza, finalizzata a contrastare l'evasione fiscale internazionale mediante la costituzione di trust. Secondo dati forniti dalle stesse Fiamme Gialle, sono oltre 50 i trust nell'ambito delle verifiche e delle indagini per il contrasto all'evasione fiscale internazionale avviate nel nuovo anno.

Si tratta di casi in cui è emerso il ricorso strumentale a questo istituto per nascondere capitali all'estero, generalmente frutto di evasione, di cui continuano a beneficiare soggetti residenti in Italia, ovvero di utilizzo del trust per schermare la titolarità di partecipazioni societarie, molto spesso in imprese fittiziamente localizzate all'estero ma in realtà amministrate in Italia.

L'evasione nel complesso è stimata, dalle prime risultanze agli atti d'indagine, nell'ordine di 250 milioni di euro, ma potrebbe risultare ancora più elevata a seguito degli approfondimenti in corso.

Molti di questi casi sono emersi dallo sviluppo di filoni investigativi e indagini di polizia giudiziaria già avviati durante il 2010.

Il dibattito pare sia però solo all'inizio ma certamente fa capire quanta e quale sia la sensibilità sul tema dell'abuso del diritto che, in questa occasione, ha forse trovato nell'istituto del Trust un possibile strumento. A monte si scorgono anche, almeno in parte, i motivi che hanno forse agevolato un utilizzo non sempre corretto dello strumento ovvero l'assenza in Italia di una legge che disciplini compiutamente il funzionamento e le caratteristiche dello strumento Trust. A queste condizioni appare facile quindi giustificare, anche a posteriori, i motivi che hanno «costretto» il cliente e il suo professionista a dover scegliere di localizzare il trust o quanto meno la disciplina di regolamento in un paese estero: in Italia, ancora oggi, è impossibile con gli strumenti giuridici che si hanno a disposizione, poter segregare una parte del proprio patrimonio senza dover ricorrere a una vendita o a una donazione. Pare, però, che si sia ormai vicini a una soluzione italiana: il disegno di legge recante l'attuazione delle disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee contiene la delega al governo per la disciplina della fiducia ovvero di una nuova figura contrattuale attraverso la quale il fiduciante trasferisce al fiduciario la proprietà temporanea di beni (mobili e/o immobili), affinché il fiduciario compia uno o più atti giuridici per conto del fiduciante (ne curi cioè, l'amministrazione secondo le indicazioni e istruzioni del fiduciante).

Sicuro indice della maggiore sensibilità sul tema in questione, anche da parte di altri Stati, è certamente anche la recente legge con la quale lo Stato della Città del Vaticano ha dettato una stringente disciplina di contrasto del riciclaggio.

vota