Consulenza o Preventivo Gratuito

La class action debutterà a Milano

del 15/01/2011
di: di Federico Unnia
La class action debutterà a Milano
Sarà il tribunale di Milano a gestire la prima class action italiana. E avrà a oggetto l'informazione scorretta fornita dalla Vedon medical instrument sulla confezione e sul foglietto illustrativo del proprio vaccino antinfluenzale. Entro questa settimana il Codacons dovrà pubblicare su tre giornali italiani gli annunci pubblicitari informativi dando così notorietà all'ordinanza di ammissione della class action ai sensi dell'art. 140bis, lettera c) dlgs 206/2005. Inoltre, l'ordinanza in oggetto (Rg 98/10, emessa il 16 dicembre 2010) stabilisce che entro il 30 aprile 2011 dovranno essere depositati in cancelleria del tribunale di Milano gli eventuali atti di adesione da parte di terzi consumatori. Così, dopo i due stop decisi dal tribunale e dalla Corte d'appello di Torino, sempre su azione Codacons contro Intesa San Paolo, vede la luce la prima azione collettiva italiana. In discussione il delicato tema del test in grado di rilevare la presenza del virus influenzale in generale e di quello Ah1n1 in particolare, che aveva destato numerose polemiche nel mondo consumeristico. Il Codacons, ha messo nel mirino la condotta della Vedon medical instrument, responsabile, a suo dire, di avere, tra l'altro, diffuso informazioni non corrette e veritiere sulle qualità e l'efficacia del test, l'Ego test flu, dalla stessa commercializzato in Italia. Il tribunale ha preliminarmente chiarito che la prima udienza del giudizio ex art. 140-bis è espressamente dedicata alla discussione tra le parti in ordine all'ammissibilità dell'azione stessa. In questo contesto, contrariamente a quanto sostenuto dalla convenuta, la forma orale della trattazione, prevista in via generale dal sistema, è unicamente dettata alla massima celerità del procedimento, ma non incide affatto sulla natura dei poteri spettanti alle parti del giudizio. In tal senso, ha concluso il tribunale, deve intendersi come questione di mera opportunità la decisione di ammettere o meno la produzione di ulteriori memorie scritte per il miglior approfondimento dei punti controversi, fatto salvo il principio di assoluta parità tra le parti. Il tribunale ha chiarito che il legislatore, pur essendosi limitato a prevedere la sola necessità di introdurre l'azione di classe con citazione e a richiedere che la pronuncia sulla ammissibilità dell'azione avvenisse nell'ambito della prima udienza di trattazione, non ha con ciò inteso innovare la disciplina della prima udienza, privando le parti della facoltà di precisare e modificare le rispettive domande. L'ordinanza ha anche toccato, seppure sommariamente, il tema della necessità di provare l'efficacia causale delle informazioni scorrette veicolate attraverso materiali informativi e pubblicitari, rispetto all'acquisto effettuato dal consumatore. Ciò al fine di fondare la domanda risarcitoria azionabile attraverso lo strumento della azione di classe. «L'efficacia causale, la cui valutazione il tribunale rimanda alla fase processuale successiva all'ammissione, condizionerebbe», si legge nell'ordinanza, «anche la possibilità di qualificare o meno il soggetto attore quale consumatore». «Mi pare che l'indagine sull'efficacia causale di una comunicazione ingannevole rispetto all'acquisto del prodotto da parte del consumatore sia sostanzialmente impossibile attendendo alla conoscenza di uno stato soggettivo», dichiara l'avvocato Elena Carpani, dello Studio Mercanti-Dorio e Associati, che è stato incaricato di assistere un istituto bancario nell'ambito di una azione di classe che verrà discussa nelle prossime settimane.

vota