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Altolà alla confisca dei beni facile

del 08/01/2011
di: di Valerio Stroppa
Altolà alla confisca dei beni facile
Dopo l'ordinanza del tribunale di Brescia che ha riconosciuto la possibilità della confisca per equivalente dei beni del professionista che rilascia pareri fiscalmente censurabili (si veda ItaliaOggi di ieri), i consulenti del lavoro annunciano un parere ufficiale per fornire agli iscritti le indicazioni necessarie per non cadere in trappola. E anche i commercialisti stanno valutando le linee di intervento. Due iniziative per sottolineare che bisogna tenere ben distinta la posizione del consulente che è ideatore ed attuatore della condotta vietata e quella del consulente che è mero esecutore di un mandato del cliente (quale per esempio l'invio telematico di una dichiarazione o di un F24).

Corresponsabilità del professionista senza automatismi, dunque, ma da valutare caso per caso. «Le sentenze si inseriscono sempre in casi specifici e bisognerebbe capire il singolo contesto, probabilmente un vero e proprio caso limite, se è vero del resto che siamo in presenza della prima applicazione conosciuta di una norma in vigore già da tre anni», commenta il presidente del consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, Claudio Siciliotti. La disposizione applicata nella pronuncia del tribunale del riesame di Brescia, infatti, è recata dall'articolo 1, comma 143 della legge n. 244/2007, in vigore dal 1° gennaio 2008. «Detto questo», prosegue Siciliotti, «talvolta il legislatore e certa giurisprudenza hanno mostrato la tendenza a cercare di individuare nel consulente fiscale un vero e proprio soggetto responsabile per le condotte del suo cliente. Tuttavia, ciò non può essere nella misura in cui il contribuente adotta le proprie decisioni in modo consapevole e il consulente ne è il mero attuatore».

Discorso decisamente diverso, invece, laddove il professionista è anche la mente dell'illecito. «Quando in capo al professionista possono ravvisarsi non solo gli estremi del ruolo di attuatore, ma anche il ruolo di suggeritore (ancorché suggeritore trasparente, ossia che mette in guardia il cliente dai potenziali rischi di quelle determinate azioni), il fatto che la decisione competa al cliente non esclude la sua corresponsabilità, anche ai fini penali», prosegue il numero uno del Cndcec.

Considerazioni analoghe dai consulenti del lavoro. «La figura dell'intermediario telematico, che i consulenti del lavoro e gli altri professionisti abilitati ricoprono, non può essere oggetto di contestazioni generiche relative all'attività svolta», commenta il presidente del consiglio nazionale, Marina Calderone, «non conosco esattamente il dettaglio dell'ordinanza di Brescia, ma non c'è dubbio che ove un professionista abbia sbagliato è giusta l'irrogazione di una pena. Questo però non può rendere automatica la corresponsabilità nel caso della semplice trasmissione telematica di un qualunque modello fiscale. Nella grande maggioranza dei casi, infatti, i professionisti operano sulla base di una rendicontazione contabile fornita dai contribuenti, che sono ovviamente responsabili della veridicità dei documenti consegnati».

Suggerire pratiche tributarie illegali (ai sensi, per esempio, della normativa sui reati fiscali prevista dal dlgs n. 74/2000) e dare loro esecuzione configura dunque un concorso di colpa perseguibile anche in chiave penale. Dai commercialisti arriva poi un monito ben preciso. «La previsione della confisca per equivalente introdotta dalla Finanziaria 2008 è una norma molto invasiva della sfera personale e patrimoniale del professionista», chiosa Siciliotti, «pertanto deve trovare applicazione solo in caso di prove manifeste. In caso contrario, diventerebbe una spada di Damocle devastante per chi svolge un'attività di questo genere. Tanto più forte è la norma, tanto più il suo utilizzo deve essere limitato. Il fatto che dal 2008 si registri un solo caso conosciuto è senz'altro positivo: ci auguriamo che ciò sia dovuto al fatto che i tribunali utilizzino lo strumento cum grano salis e non, invece, semplicemente al fatto che si tratti di una novità non ancora entrata a regime nelle logiche della magistratura».

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