Consulenza o Preventivo Gratuito

È di moda l'indennità alla tedesca

del 28/12/2010
di: di Francesco Alosi * * consulente Federagenti per la regione Valle d'Aosta e provincia La prima part
È di moda l'indennità alla tedesca
Un punto che riveste particolare importanza, se non altro per i rilevanti oneri che tale aspetto comporta, è quello dell'indennità dovuta all'agente di commercio in caso di scioglimento del rapporto. La direttiva Cee impone agli stati di riconoscere all'agente il diritto a un'indennità in caso di cessazione del rapporto, consentendo loro di scegliere tra due diverse formule:

1) un'indennità di clientela, limitata a un massimo di un anno di provvigioni (sulla media degli ultimi cinque), dovuta se e nella misura in cui l'agente abbia sviluppato una clientela da cui il preponente possa trarre vantaggio, modellata sull'esempio tedesco (art. 17/2 della direttiva), oppure

2) una riparazione del pregiudizio, senza limite massimo, fondata sul presupposto che l'agente, in seguito alla cessazione del contratto, perda guadagni che avrebbe potuto realizzare in caso di prosecuzione del rapporto, basata sull'esempio francese (art. 17/3 della direttiva). Le due soluzioni, che la direttiva sembra considerare equivalenti, consentendo agli stati di scegliere l'una o l'altra, presentano in realtà delle differenze di notevole peso. Innanzitutto, la «formula» tedesca richiede un apporto di clientela di cui il preponente possa avvantaggiarsi, con la conseguenza che non spetterà alcuna indennità ove l'agente non abbia sviluppato la clientela, oppure quando il preponente non possa comunque trarne vantaggio, per esempio perché cessa di fabbricare i prodotti rappresentati dall'agente, mentre quella francese presuppone unicamente una perdita di guadagno. Inoltre, l'indennità «tedesca» prevede un limite massimo di un anno di provvigioni, che invece non è previsto per quella «francese».

Quasi tutti i paesi europei hanno optato per la soluzione «tedesca», tranne la Francia, l'Irlanda e la Slovacchia che hanno adottato il modello «francese»; Cipro, Estonia, Malta e Regno Unito hanno invece previsto ambedue le forme di indennità, lasciando alle parti la possibilità di scegliere tra le stesse.

Il legislatore italiano ha scelto l'alternativa «tedesca», con la variante, rispetto al testo della direttiva, che la norma italiana sembra lasciare le parti libere di pattuire contrattualmente la misura dell'indennità, purché entro il limite massimo di un anno di provvigione, stabilito all'art. 1751, 3° comma c.c.

Il testo riformato dell'art. 1751 c.c. ha comportato una svolta radicale rispetto al regime precedente in cui l'indennità di scioglimento era costituita da un accantonamento, effettuato annualmente presso l'Enasarco, pari a una percentuale delle provvigioni percepite dall'agente nel corso del rapporto, più un'indennità c.d. suppletiva, sempre in percentuale delle provvigioni corrisposte, prevista dagli Accordi economici collettivi. Tale metodologia di calcolo, corrisponde sostanzialmente a quello in atto prima dell'introduzione del nuovo articolo 1751 c.c., porta a una indennità di cessazione del rapporto inferiore a quella cui si giunge negli altri paesi comunitari, tendenzialmente vicini, per un agente che abbia operato bene, alla soglia massima dell'anno di provvigioni. Di recente una importante sentenza della Corte di giustizia Ue ha sostanzialmente dichiarato nulli tali Accordi, in quanto «… l'indennità di cessazione del rapporto [...] non può essere sostituita, in applicazione di un accordo collettivo, da un'indennità determinata secondo criteri diversi da quelli fissati da quest'ultima disposizione a meno che non sia provato che l'applicazione di tale accordo garantisce, in ogni caso, all'agente commerciale un'indennità pari o superiore a quella che risulterebbe dall'applicazione della detta disposizione» (Corte di Giustizia, 23 marzo 2006, causa C-465/04, Honyvem Informazioni commerciali srl vs Mariella De Zotti).

Tuttavia, successivamente a tale sentenza, la Cassazione italiana ha sancito e consolidato un principio giurisprudenziale secondo il quale l'ammontare dell'indennità previsto dagli Aec dovrebbe costituire un «minimo garantito», da riconoscere all'agente in ogni caso. Inoltre, ove l'agente riesca a provare l'esistenza delle condizioni richieste dall'art. 1751 c.c., egli potrà ottenere una somma aggiuntiva, fino al massimo dell'anno di provvigioni previsto da tale norma.

vota