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Atti Entrate, la verifica automatica è illegittima

del 24/12/2010
di: Benito Fuoco
Atti Entrate, la verifica automatica è illegittima
La mancata produzione degli atti di provenienza richiesti dall'amministrazione finanziaria con un questionario, non legittima un accertamento erariale automatico ed arbitrario. Sono le conclusioni che si leggono nella sentenza n. 464/02/10 della Commissione tributaria provinciale di Milano, depositata in segreteria martedì 21 dicembre. Se consideriamo le ultime novità introdotte dalla legge n.220 di stabilità 2011, del 13 dicembre 2010, il principio che prende spunti dalla sentenza dei giudici milanesi segna un punto di primaria importanza pro contribuenti. La menzionata legge n.220/10, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale di martedì scorso, ha attribuito alle Entrate una ulteriore facoltà di effettuare accertamenti parziali legittimi non solo attraverso accessi, ispezioni e verifiche o segnalazioni qualificate, ma anche in forza dei questionari inviati ai contribuenti con gli inviti a fornire notizie o documentazione necessaria al controllo delle posizioni fiscali. Nel caso trattato dai giudici provinciali meneghini, al contribuente ricorrente era stato richiesto di fornire gli atti di provenienza dei terreni. Questi stessi atti, in seguito alla cessione di terreni ricevuti per successione e contestuale acquisto in permuta di un fabbricato ancora da costruire, dovevano consentire all'ufficio di determinare la plusvalenza di cui al primo comma lettere a) e b) dell'articolo 67 del nuovo Tuir 917/86.

La mancata produzione di quanto richiesto (il contribuente aveva risposto all'invito dell'ufficio comunicando che non era in possesso degli atti di provenienza, e che, comunque, questi erano già in possesso dell'amministrazione finanziaria e quindi non potevano essere richiesti) aveva indotto l'ufficio ad accertare la plusvalenza ritenendo pari a zero il valore di provenienza. La Commissione provinciale di Milano ha accolto il ricorso presentato dal contribuente confermando tutti i motivi proposti nel ricorso. I giudici provinciali hanno infatti osservato come l'Ufficio finanziario, indipendentemente dalla documentazione eventualmente prodotta dal contribuente, era comunque autonomamente in grado di reperire la documentazione necessaria per determinare il valore iniziale dei terreni; valore che, anche se proveniente da successione, per una eventuale plusvalenza ai fini delle imposte dirette, (indipendentemente dalle disposizioni dell'articolo 82 comma 2, ultimo periodo, del «vecchio» Tuir 917/86 oggi articolo 68 del «nuovo» Tuir 917/86 ritenuto incostituzionale dalla sentenza della Corte costituzionale n. 328/2002), andava comunque rivalutato in base alla variazione Istat dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati. L'art. 6 della legge 212/2000 (statuto del contribuente) al comma quattro stabilisce che al contribuente non possono, in ogni caso, essere richiesti documenti ed informazioni già in possesso dell'amministrazione finanziaria o di altre amministrazioni pubbliche indicate dal contribuente. Tali documenti ed informazioni, aggiunge il collegio provinciale, «sono, peraltro, già direttamente in possesso dell'amministrazione finanziaria o di altre amministrazioni pubbliche e per espressa disposizione normativa (articolo 6 della legge 212/2000) non possono essere richieste al contribuente».

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