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Revisori cassati se c'è un contrasto

del 24/12/2010
di: di Luciano De Angelis
Revisori cassati se c'è un contrasto
Un'azione legale fra la società sottoposta a revisione e lo studio di consulenza appartenente allo stessa «rete del revisore» provocano una indebita influenza sull'attività di revisione e, quindi, sia la società revisionata che il revisore devono attivarsi per interrompere il rapporto. Tale situazione si verifica anche qualora la controversia legale riguardi una consociata della società revisionata e le persone che nell'ambito della struttura di revisione o della rete del revisore, si trovino in una posizione idonea ad influenzare l'attività di revisione. È quanto si evidenzia nella circolare Assonime n. 11/2010 (Il caso), rubricata: «L'indipendenza del revisore in caso di controversia legale con una società del gruppo della società revisionata».

Il caso. Il caso nasce da una controversia legale nei confronti di uno studio di consulenza da parte di una società che controlla una società quotata italiana. Nella fattispecie, la controllante, in merito a consulenze prestate nell'ambito del gruppo, imputava allo studio di consulenza la violazione dei doveri di diligenza, prudenza e perizia richiedendo allo stesso un congruo risarcimento del danno. Da rilevare che lo studio citato in giudizio appartiene alla «medesima rete» della società di revisione che esercita l'incarico sulla quotata e presta nei confronti della stessa società, e società dello stesso gruppo, consulenze derivanti da attività di riorganizzazione societaria ed aziendale, pianificazione societaria e fiscale. Il problema risiede nella considerazione se la causa civile possa determinare un'attenuazione dell'indipendenza della società di revisione nei confronti della revisionata e quindi possa costituire una giusta causa per lo scioglimento anticipato del contratto.

La soluzione. L'indipendenza della società di revisione è attualmente regolata dagli artt. 10 e 17 del Testo unico della revisione legale (dlgs 39/2010). In essi viene previsto il principio generale in base al quale il revisore che effettua la revisione di una società deve essere indipendente da questa e non deve in alcun modo essere coinvolto nel suo processo decisionale. In particolare, si afferma che la società di revisione non deve effettuare la revisione legale dei conti di una società qualora fra tale società e la società di revisione o la rete sussistano relazioni finanziarie, d'affari, di lavoro o di altro genere, comprese quelle derivanti dalla prestazione di servizi diversi dalla revisione contabile dalla quale un terzo informato, obiettivo e ragionevole, trarrebbe la conclusione che l'indipendenza del revisore o della società di revisione risulta compromessa, oppure vi sia un rischio rilevante di compromissione. In caso di rischio semplice la società di revisione dovrà adottare le misure necessarie a rimuoverlo.

La mancata emanazione dei previsti decreti ministeriali, non determina l'inefficacia di tali principi di per sé operativi. In attesa della emanazione di detti regolamenti, secondo Assonime, ai fini della individuazione delle situazioni suscettibili di compromettere l'indipendenza, possono essere di ausilio i principi di revisione elaborati dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, che per effetto del richiamo espresso operato dal decreto 39 del 2010 assumono efficacia normativa.

Fra questi (in attesa della entrata in vigore degli Isa Clarified), si deve far riferimento al principio di revisione n. 200, in tema di indipendenza del revisore, che individua alcune minacce per l'indipendenza e attribuisce al revisore l'onere di valutare la rilevanza delle stesse e di adottare le misure necessarie.

Tra le situazioni suscettibili di compromettere l'indipendenza del revisore, questo principio afferma che quando si verifica, o sembra probabile che si verifichi, una controversia tra il revisore o qualsiasi altra persona che si trovi in una posizione tale da poter influenzare il risultato della revisione da un lato, e un soggetto sottoposto a revisione o una delle sue consociate, dall'altro, possono sorgere minacce all'indipendenza derivanti da interesse personale.

Da ultimo ci si chiede, in presenza di giusta causa, quale istituto fra quelli preesistenti e quelli introdotti dal decreto 39 possa essere utilizzato ai fini della interruzione dell'incarico.

L'Assonime conclude, a riguardo, che nel caso di perdita di indipendenza del revisore, risulti già ammissibile in base alla vigenza dell'art. 13 del decreto n. 39/2010, interrompere il rapporto di revisione anticipatamente sia attraverso l'utilizzo della revoca, sia per dimissioni del revisore sia a mezzo di risoluzione consensuale delle parti.

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