Consulenza o Preventivo Gratuito

Pensioni, solidarietà necessaria

del 21/12/2010
di: La giunta Ungdcec
Pensioni, solidarietà necessaria
Pubblichiamo la lettera aperta dell'Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili ai commercialisti pensionati che hanno presentato ricorso alla cassa di previdenza di categoria contro il contributo di solidarietà

Egregio Collega

Dottore Commercialista

pensionato ricorrente avverso il contributo di SOLIDARIETÀ

Oggetto: Tuo ricorso avverso la Cnpadc per il contributo di solidarietà

Caro Collega,

Ti scriviamo per esprimerTi tutto il nostro sconcerto per l'azione da Te compiuta contro la nostra Cassa di previdenza e quindi, indirettamente, verso tutti noi iscritti.

Attraverso la sentenza della Cassazione 25030 del 27 novembre 2009 abbiamo appreso che Tu e vari colleghi pensionati avete presentato un ricorso finalizzato a recuperare gli importi dovuti a titolo di contributo di solidarietà, così come previsto dalla riforma del nostro sistema previdenziale.

Non vogliamo in questa sede entrare nel merito delle ragioni giuridiche che hanno portato alla sentenza, che peraltro ci lasciano fortemente perplessi come talvolta capita per le sentenze della Cassazione (sul punto si veda l'approfondimento di Alessandro Trudda sul n. 01/2010 della Newsletter Cnpadc).

Riteniamo però che il vero punto su cui bisogna riflettere con amarezza è l'aspetto antisolidaristico del gesto che hai compiuto il giorno in cui ha ritenuto di sottoscrivere il ricorso in questione.

Crediamo che l'atto sia dovuto a una incompleta conoscenza del tema previdenziale, piuttosto che il frutto di ragionamenti di mera avidità o banale egoismo, se di questo si tratta è opportuno sapere che ciò che Ti è stato promesso dal «sistema» determina a Tuo favore un iniquo arricchimento.

Peraltro, il recente dibattito sviluppatosi all'interno della categoria ci ha dato la conferma che proprio i ricorrenti non abbiano piena conoscenza dei meccanismi previdenziali se è vero, come è vero, che si fa ancora confusione tra contributo integrativo e contributo di solidarietà.

Volendo quindi partire dal presupposto della buona fede, riteniamo che sia opportuno riflettere a tutto tondo (e non solo dal punto di vista del pensionato che vede leggermente intaccata la sua rendita) sui principali passaggi che hanno portato al provvedimento da Te contestato, che nulla ha di innovativo in quanto «clonato» dall'omologo contributo di solidarietà previsto dalla riforma Dini per i lavoratori dipendenti e finalizzato al riequilibrio del sistema previdenziale pubblico.

Anche la riforma che il nostro Ente ha realizzato nel 2003 è conseguenza dell'esigenza di riequilibrio finanziario a garanzia di tutti i pensionati (in essere e futuri). Tieni conto che tali squilibri di lungo periodo sono dovuti alla sommatoria di situazioni analoghe alla Tua, in quanto riferibili alla spropositata generosità del precedente sistema di calcolo retributivo del quale Tu hai beneficiato in toto. Senza voler entrare in dettagli tecnici, Ti basti sapere che ciò che hai versato non coprirebbe mediamente neanche il 15% di ciò che Ti viene mensilmente corrisposto come pensione (siamo certi quindi che comprenderai che qualcun'altro oggi si sta facendo carico della rimanente). Sappi che dall'altra parte la stessa riforma comporterà enormi sacrifici alle coorti dei più giovani; pensa che le prestazioni attese da parte dei neoiscritti potrebbero contrarsi a circa il 30% dei redditi professionali annui rispetto al 70-80% di cui Tu hai potuto beneficiare.

Evitiamo facili e scontate considerazioni circa l'esiguità del sacrificio che Ti è stato richiesto in termini percentuali e di come questo possa essere considerato poco più che simbolico in rapporto al debito latente da Te generato. Se però provi per un attimo a metterti dal punto di vista del collega contribuente, Ti renderai senza dubbio conto che in realtà la vera solidarietà è quella che tutti noi colleghi attivi facciamo nei Tuoi confronti provvedendo a versare (con sempre maggiore fatica) i contributi dovuti affinché si possa provvedere anche al pagamento della Tua non certo morigerata pensione (da considerarsi addirittura spropositata se confrontata alla prestazione attesa per chi oggi si iscrive alla Cassa).

Per questi motivi, a nostro parere, sarebbe opportuno che Tu rivedessi la questione nel suo complesso da un punto di vista etico e morale e secondo coscienza e non secondo complicati e incoerenti ragionamenti giuridici. Esistono principi non scritti del vivere civile tra cui quello dell'equità intergenerazionale senza il quale si svilupperebbero tensioni volte a minare il patto tra le varie coorti demografiche che sostiene il sistema assistenziale e previdenziale.

Per quanto detto riteniamo che sarebbe utile un atto di responsabilità che Ti riconduca al senso di appartenenza alla categoria o forse, più in generale, al vivere civile dove ciascuno dovrebbe contribuire agli sforzi necessari per garantire a tutti le condizioni basilari di welfare.

Ti invitiamo quindi a compiere il gesto certamente più opportuno provvedendo senza indugio a desistere dal ricorso.

Confidando nell'accoglimento della richiesta, Ti preghiamo di accettare i nostri più cordiali saluti.

vota