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Formare è un investimento

del 16/12/2010
di: di Manola Di Renzo
Formare è un investimento
Negli anni passati si era abituati a pensare che la formazione professionale dovesse interessare solo il dipendente, per sviluppare le capacità pratiche da destinare all'interno dell'azienda. Ma in tempi di crisi, a partire dalle aziende più grandi si è capito che i percorsi formativi più importanti devono iniziare dalla e nell'azienda.

Occorre parlare di un sistema qualificato di fare impresa, non solo di capacità imprenditoriali. La formazione gioca un ruolo chiave se cominciamo a pensare a essa con nuove modalità. Si inserisce compiutamente in una logica di mercato articolata, complessa.

Serve un aggiornamento culturale della classe imprenditoriale che gli permetta di adeguarsi a una realtà mutata e mutante. Parallelamente va evidenziata l'importanza della formazione nelle piccole imprese, affinché rimangano in linea con le tendenze del mercato e della tecnologia.

Il sistema organizzato all'interno dell'azienda in primo luogo e dentro una rete in secondo permette l'inter-essenza degli individui e la veicolazione delle informazioni, della conoscenza, diventando luogo di apprendimento per gli operatori. In altre parole parliamo di una micro realtà e di un macro settore che interagiscono attraverso le trame del tessuto sociale.

Investire nella formazione deve diventare un chiaro modus operandi, evitando l'errata considerazione che la vede come una fuoriuscita di risorse finanziare. È piuttosto da intendersi come un investimento a lungo periodo, da alimentare in maniera continua. Un punto di forza da contrapporre alle imprese che non credono in questo strumento, e non hanno ancora compreso che non si tratta solo di crisi di mercati, ma di crisi di «insiemi».

La tempistica funge da protagonista, e accaparrarsi un vantaggio porta ripercussioni positive soprattutto in termini economici. Però senza un processo organizzativo e formativo, si ha vita breve.

Seppure il Cnai non sia un'impresa, ma un'organizzazione che si occupa di associazioni di aziende, nei diversi ambiti produttivi, spiega il presidente Orazio Di Renzo, crede fermamente nella cultura della formazione.

A partire dal nuovo anno attiveremo un piano formativo suddiviso in differenti giornate di studio, destinato ai nostri quadri. La formazione deve divenire parte attiva del processo lavorativo e deve fornire continue opportunità di scoperta e di conoscenza. I nostri operatori devono imparare a muoversi con flessibilità e competenza per promuovere le attività del Cnai e sviluppare dinamiche solidaristiche per le aziende. La valorizzazione delle risorse riveste un ruolo fondamentale, non solo per l'associazione, ma per le stesse imprese.

È vitale avere una rete territoriale organizzata composta da dirigenti preparati, capaci di affiancare le imprese e riuscire a individuare le criticità di un determinato settore.

È chiaro che non bisogna smettere di richiedere l'intervento del governo a favore del mercato dell'economia e del lavoro per mezzo di manovre di riqualificazione strutturate su diversi livelli, però attualmente le associazioni stanno colmando le carenze della politica. Stanno sviluppando metodi di welfare paralleli e «studiati in casa», si stanno ingegnando per continuare a dare ossigeno e rendere efficiente il sistema.

Di Renzo conclude che l'approccio a una cultura educativa profonda, complessa, permetterebbe anche alla piccola realtà imprenditoriale di godere di una propria autonomia negoziale che gli consentirebbe di divenire parte attiva nelle scelte economiche. Potrebbe risultarne un sistema moderno, finalmente al passo con gli altri paesi e con nuove mentalità.

Imperniare il progresso delle dinamiche dei settori sulla formazione delle imprese, dei manager e dei lavoratori, può velocizzare i processi di espansione per arrivare a veri sistemi di qualità, ad operazioni sociali, ad imprenditori disciplinati e responsabili.

Noi stiamo cercando di superare un gap culturale, però il lavoro più importante dovrà cominciare dall'istruzione, con particolare attenzione per quella pubblica che rappresenta la prima grande forma di democrazia evoluta.

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