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Casse autonome con il fiato corto Sostenibilità solo con il patrimonio

del 14/12/2010
di: Pagine a cura di Ignazio Marino
Casse autonome con il fiato corto Sostenibilità solo con il patrimonio
Casse di previdenza sostenibili ma a prezzo di dover mettere in vendita un po' del patrimonio per garantire il pagamento delle prestazioni. Geometri, notai, consulenti del lavoro, giornalisti ma anche ragionieri, medici e agenti di commercio. Sono queste, al momento, le categorie più esposte «sulla carta». Guardano con serenità il futuro, invece, ingegneri, dottori commercialisti, veterinari e avvocati. Oltre a tutti gli enti di previdenza di nuova generazione: infermieri, biologi, agronomi e forestali ecc. È quanto emerge dai bilanci tecnico-attuariali al 31/12/2009 trasmessi, come richiesto dalla Finanziaria 2007, dai consigli di amministrazione degli istituti previdenziali al ministero del lavoro pochi giorni fa e che ItaliaOggi ha messo a confronto. Quello che emerge è un settore che per guardare ai prossimi 30 anni con maggiore serenità deve mettere mano a nuove riforme.

La norma sulla sostenibilità

Con il comma 763 della legge 296/2006 è entrato in vigore l'obbligo per le casse di previdenza di presentare ogni tre anni i bilanci tecnico – attuariali a 50 anni per valutare la sostenibilità dei conti a 30 anni (prima era di 15 anni). Il 30 novembre è scaduto il termine ultimo per l'invio dei documenti, anche se alcuni enti non hanno ancora proceduto. Come nel caso dei periti industriali che approveranno la loro analisi interna solo fra qualche giorno. Dai dati forniti a ItaliaOggi dagli stessi enti previdenziali emerge che in tutti i casi il patrimonio delle casse non si azzera mai nel periodo esaminato (2009-2059) e tanto basta per gli attuari (si veda intervista in pagina) per classificare una cassa sostenibile. Del resto il comma 763 si limita a dire che le casse devono avere la sostenibilità a 30 anni ma in nessun caso spiega in cosa consiste questa «sostenibilità». In realtà il ministero del lavoro, attraverso l'allora direttore degli affari previdenziali Giovanni Geroldi ha cercato di fare chiarezza. E nel corso dell'audizione dell'11 febbraio 2009 presso la bicamerale per il controllo degli enti di previdenza in compagnia del ministro Maurizio Sacconi ha spiegato che «la metodologia meno prudente (voluta dalle casse, ndr) sarebbe quella di prendere come punto di riferimento l'azzeramento del patrimonio. I ministeri vigilanti (economia, lavoro, giustizia, ndr) hanno invece ritenuto di adottare un altro criterio, già implicito nei precedenti meccanismi di vigilanza sui bilanci tecnici, consistente nell'utilizzare il saldo economico (dato dalla somma di saldo previdenziale e redditività del patrimonio), valutando il momento in cui diventa negativo». Tuttavia questo orientamento non si è mai tradotto in una direttiva agli enti. Venendo ai numeri riportati in pagina, mentre per nessuno si azzera il patrimonio fino al 2059 per geometri, notai, consulenti del lavoro, giornalisti il saldo contabile (ovvero nel momento in cui tutte le entrate non saranno sufficiente a far fronte a tutte le uscite) risulta ben al di sotto della soglia critica imposta dalla legge, ovvero il 2039.

Le casse che hanno riformato

Nella prima edizione dei bilanci tecnico attuariali al 31/12/2006 erano stati sette gli enti a non avere, in base al saldo contabile, la sostenibilità: avvocati, ragionieri, agenti di commercio, consulenti del lavoro, medici, veterinari, giornalisti. Grazie ad una serie di riforme però oggi almeno avvocati e veterinari, anche in base al criterio più severo, possono dormire sonni tranquilli. Qualche altro sforzo devono ancora farlo i consulenti del lavoro e i giornalisti. Su medici e ragionieri la situazione era già poco sostenibile nella precedente versione dei bilanci. E oggi, anche se i rispettivi enti hanno preferito non comunicare i loro dati sulla sostenibilità, la situazione è semmai peggiorata visto che negli ultimi due anni non è stata messa in cantiere alcuna riforma strutturale. Un cenno a parte meritano gli agenti di commercio. L'Enasarco, che ad oggi non avrebbe la sostenibilità al 2039, ha già ipotizzato un restyling complessivo che migliorerà di sicuro la situazione rimandando nel tempo la redazione del documento.

La nuova generazione

Chi guarda con serenità al futuro sono quelle casse che oggi sono collocate nell'alveo del meno generoso sistema contributivo. Si tratta dei dottori commercialisti, degli infermieri, dei biologi e di tutti quei professionisti che fanno riferimento alle casse nate con il dlgs 103/96. Un sistema che sconta, però, il problema delle basse prestazioni erogate ai pensionati. A migliorare l'adeguatezza per gli enti più giovani e la sostenibilità per le casse più vecchie potrebbe intervenire una proposta di riforma al suo ultimo miglio parlamentare. Che, dando la possibilità alle casse di alzare il contributo integrativo (quello a carico del committente) al 5%, migliorerebbe la vita a tutti.

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