Consulenza o Preventivo Gratuito

Detrazione fittizia dell'Iva Il bene si può confiscare

del 01/12/2010
di: Debora Alberici
Detrazione fittizia dell'Iva Il bene si può confiscare
Confiscabili i beni dell'imprenditore accusato di reati tributari «nella misura del vantaggio economico ottenuto». Dunque le autorità possono sequestrare denaro equivalente al credito Iva falsamente dichiarato. Lo ha stabilito la Cassazione che, con sentenza 42462 del 30/11/2010, ha respinto il ricorso presentato da tre vertici aziendali accusati di aver esposto un falso credito Iva e di averlo compensato via via, negli anni di imposta successivi. Gli Ermellini hanno precisato che «l'estensione della applicazione della confisca per equivalente a reati, quali quelli tributari, nei quali non sussiste il prezzo del reato, deve essere, pertanto necessariamente intesa quale rinvio alle disposizioni del secondo comma dell'art. 322-ter c.p. con la conseguente confiscabilità per equivalente del vantaggio economico che l'autore ha tratto dal reato tributario». E in queste circostanze il contribuente non può neppure invocare un intervenuto condono tombale. Ciò perché l'adesione del cittadino alla definizione automatica delle annualità pregresse, se comporta che non possono essere apportate modifiche agli importi dichiarati a seguito della definizione automatica, non sottrae all'ufficio il potere di contestare il credito. Pertanto, quando sia stato chiesto il rimborso dell' Iva e l'ufficio abbia motivo di ritenerla mai versata, trattandosi di operazioni inesistenti, l'Erario non è tenuto, per automatico effetto del condono, a procedere al rimborso, né gli è inibito l'accertamento diretto a dimostrare l'inesistenza del diritto a conseguirlo, atteso che il condono fiscale elide in tutto o in parte il debito con l'amministrazione. «La correttezza di tale interpretazione», hanno spiegato i giudici, «trova, peraltro, riscontro proprio in una decisione delle sezioni unite di questa Corte che hanno affermato l'applicabilità del secondo comma dell'art. 322-ter c.p. al reato di truffa aggravata, in ragione del rinvio contenuto nell'art. 640-quater c.p., introdotto dall'art. 3, comma 2, della legge n. 300/2000, all'art. 322-ter c.p. nel suo complesso». Ovviamente la suscettibilità di confisca del profitto del reato svincola il sequestro, che è ad essa finalizzato, dall'accertamento del vincolo di pertinenzialità dei beni sequestrati con il reato stesso. In proposito l'ordinanza del Tribunale del riesame ha correttamente osservato che la fattispecie penale prevista dall'art. 10-quater del medesimo decreto legislativo punisce una condotta diversa e ulteriore, ovvero l'omesso versamento dell'imposta dovuta, rispetto a quella punita con sanzione amministrativa dall'art. 27, comma 18, del dl 29/11/2008 n. 185, convertito in legge n. 2/2009 dell'utilizzo in compensazione di crediti inesistenti per il pagamento delle somme dovute.

vota