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Con il collegato lavoro novità sui licenziamenti individuali...

del 26/11/2010
di: Claudio Milocco (consulente del lavoro)
Con il collegato lavoro novità sui licenziamenti individuali...
In tema di licenziamenti individuali gli artt. 30 e 32 del collegato lavoro, definitivamente approvata dal Parlamento il 19/10/2010, hanno introdotto delle importanti novità. Va subito detto che il 2° comma dell'art. 32 prevede che le disposizioni di cui all'art. 6 della legge 15 luglio si applicano a tutti i casi d'invalidità di licenziamento.

L'art. 6 citato stabilisce che «il licenziamento deve essere impugnato con qualsiasi atto scritto a pena di decadenza entro 60 giorni dalla ricezione della sua comunicazione in forma scritta, ovvero dalla comunicazione anche in forma scritta dei motivi».

La novità di rilievo riguarda tutti i casi d'invalidità.

Andrà ricordato che l'invalidità prevede i casi di annullamento e di nullità (che si distinguono in base all'intensità del contrasto con l'ordinamento giuridico).

Detto questo andrà rilevato che la nuova disciplina interessa quindi anche le ipotesi di licenziamento considerate nulle (vedi ad esempio licenziamento di lavoratrici madri).

La seconda novità riguarda la valutazione che deve essere effettuata dal Giudice del lavoro in caso di controversie riguardante la motivazione del licenziamento per giusta causa (art. 2119 c.c.) o giustificato motivo (art. 3, legge n. 604/66) adottate dal datore di lavoro.

È noto poi che in ogni caso di licenziamento, l'onere della prova è sempre a carico del datore di lavoro.

Il Giudice, nella stesura della sentenza, deve tener conto delle ipotesi di giusta causa o giustificato motivo indicate nel Ccnl della categoria.

La terza novità riguarda i nuovi termini d'impugnazione a carico del lavoratore.

Infatti «il licenziamento deve essere impugnato a pena di decadenza entro 60 giorni dalla ricezione dei motivi comunicati dal datore. L'impugnazione è inefficace se non seguita entro il termine di 270 giorni dal deposito del ricorso alla Cancelleria del Tribunale del Giudice del lavoro competente o dalla comunicazione della controparte della richiesta del tentativo di conciliazione o arbitrato».

La precedente normativa concedeva invece il termine di cinque anni dopo il tentativo obbligatorio di conciliazione per promuovere la causa.

La disciplina dei licenziamenti è applicabile anche al recesso da contratti di collaborazione coordinata e continuativa, nei contratti a progetto, al trasferimento individuale ai sensi dell'articolo 2013 c.c., ai contratti di lavoro a termine, alla cessione del contratto (a seguito di trasferimento d'azienda ex art. 2112 c.c.), alle ipotesi di domanda di costituzione o accertamento di un rapporto di lavoro in capo ad un soggetto diverso dal titolare del contratto.

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