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La cedolare secca premia i redditi alti

del 26/11/2010
di: Claudio Carpentieri
La cedolare secca premia i redditi alti
La cedolare secca premia i redditi alti. Diventa sempre più profittevole, infatti, all'aumentare del reddito complessivo dichiarato. Inoltre, specialmente a decorrere dal 2014, cioè dalla piena attuazione del federalismo fiscale municipale, la stipula dei contratti di locazione a canone concordato resta conveniente solamente per coloro che dichiarano un reddito complessivo inferiore a 28 mila euro. Lo evidenzia uno studio Cna, che sarà presentato il 2 dicembre prossimo a Roma in occasione del Convegno sul federalismo fiscale (via Guattani 11, sala Basevi). Con la cedolare il contribuente che concede in affitto un immobile ad uso abitativo sa che entrerà nelle sue disponibilità: il 78% del canone annuo, nelle ipotesi di stipula di un contratto di locazione generico (primo periodo; l'80% del canone annuo, nelle ipotesi di stipula di un contratto a canone concordato di cui agli artt. 2, comma 3, e 8 della legge 431/98. Il cittadino non dovrà più preoccuparsi di pagare ogni anno l'imposta di registro sul contratto di locazione; tutto il tributo è versato entro gli stessi termini di versamento delle somme dovute in base alla dichiarazione annuale delle imposte sui redditi. L'imposta sostitutiva del 22% (20% di cedolare + 2% di imposta di registro che rimarrebbe fino al 31 dicembre 2013), ovvero anche l'aliquota agevolata del 20%, determina un livellamento verso il basso dell'imposizione diretta sui redditi provenienti dagli affitti, concedendo forti risparmi ai contribuenti con redditi marginali molto elevati, a fronte di pochi risparmi o, forse, anche una perdita netta per i contribuenti con reddito complessivo nella parte bassa degli scaglioni Irpef. Qualora dall'applicazione della cedolare secca emergesse un aggravio di imposizione, il contribuente sarebbe spinto ad restare nel regime ordinario. I calcoli, ovviamente, devono essere effettuati considerando in modo separato i canoni emergenti dai contratti di locazione di immobili ad uso abitativo generici, e quelli emergenti dai contratti a canone concordato di cui agli artt. 2, comma 3, e 8 della legge n. 431/98.

Infatti, nella determinazione dell'aliquota effettiva attuale di imposizione sui canoni di locazione occorre considerare, sia la deduzione forfetaria del 15% prevista per la stipula di contratti di locazione generici, sia l'ulteriore deduzione agevolata del 30% prevista per chi stipula contratti di locazione di immobili ad uso abitativo a canone concordato.

Sempre con riferimento ai contratti a canone concordato è poi previsto che l'imposta di registro si rende applicabile sul 70% dell'imponibile. In Tabella si mettono a confronto le diverse forme di imposizione in ragione dei diversi scaglioni Irpef di riferimento.

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