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Maternità, estesi i pagamenti Inps

del 20/11/2010
di: di Daniele Cirioli
Maternità, estesi i pagamenti Inps
Quando l'azienda si rifiuta di anticipare l'indennità al lavoratore, l'Inps può procedere al pagamento diretto. Così pure se il datore di lavoro è in fallimento, oppure l'istituto stia già erogando la cig o se così abbia disposto la direzione provinciale del lavoro. Lo stabilisce l'Inps nel messaggio n. 28997 del 18 novembre relativamente alle indennità di malattia, maternità, permessi legge n. 104/1992 e congedo straordinario. L'istituto recepisce le nuove indicazioni del ministero del lavoro (nota del 5 novembre) che, di fatto, superano i chiarimenti forniti con l'interpello n. 9/2010 (si veda ItaliaOggi del 7/4/2010).

Le indennità dell'Inps. L'Inps, nel messaggio n. 18529/2010, aveva evidenziato che, in attuazione del dl n. 633/1979, convertito nella legge n. 33/1980, il datore di lavoro è tenuto ad anticipare per conto dell'Inps le indennità di malattia, maternità, permessi legge n. 104/1992 e congedo straordinario, perché i lavoratori in favore dei quali l'Inps deve procedere al pagamento in via diretta sono soltanto quelli previsti dalla stessa normativa, nonché quelli dello spettacolo saltuari o con contratto a termine (circolare n. 119/1980).

Nuove ipotesi di pagamento diretto. Tuttavia, spiega ora il messaggio n. 28997/2010, il ministero del lavoro ha fornito ulteriori indicazioni con la nota del 5 novembre protocollo n. 25/I/0018630, alla luce delle quali è possibile individuare nuove ipotesi (si veda la tabella) nelle quali, essendo comprovata la mancata anticipazione delle indennità da parte del datore di lavoro, sia per volontà di quest'ultimo sia per un'impossibilità oggettiva, diventa possibile effettuare il pagamento diretto della prestazione. Del resto, la giurisprudenza riconosce ai lavoratori il diritto di pretendere dall'Inps il pagamento diretto (Cassazione n. 12673/1997).

Le istruzioni operative. Anche nelle nuove ipotesi, spiega l'Inps, il pagamento diretto deve essere effettuato dalla struttura Inps territorialmente competente in base alla residenza del lavoratore. Prima di procedere al pagamento, tuttavia, è necessario accertare la situazione, tra le nuove previste, in cui si trova il datore di lavoro venuto meno all'obbligo di anticipazione. Qualora si accerti che la mancata anticipazione sia riconducibile a un datore di lavoro in attività (rifiuto espresso), stabilisce l'Inps, occorrerà prima diffidarlo formalmente a mezzo raccomandata a/r o Pec ad anticipare la prestazione dovuta, dandone contestualmente comunicazione formale all'Inps, entro e non oltre il termine di 30 giorni dal ricevimento del sollecito. Decorso inutilmente il termine, la sede dovrà provvedere al pagamento diretto con la massima tempestività. Qualora, invece, il datore di lavoro sia sottoposto a procedura fallimentare, il lavoratore, unitamente alla richiesta di pagamento diretto, deve rilasciare una dichiarazione di responsabilità che attesti di non aver presentato domanda di ammissione al passivo fallimentare con riferimento all'indennità richiesta; nel caso in cui l'insinuazione al passivo sia stata già operata, il lavoratore deve presentare all'Inps una richiesta di stralcio del credito insinuato al fine di evitare il doppio pagamento.

In tutte le altre ipotesi di mancata anticipazione dell'indennità da parte del datore di lavoro, le sedi dovranno procedere, invece, al pagamento della prestazione dovuta. In ogni caso, precisa l'Inps, le indennità andranno erogate al netto delle somme eventualmente anticipate allo stesso titolo dal datore di lavoro. Pertanto, il lavoratore deve dichiarare sotto la propria responsabilità di non aver ricevuto da parte del proprio datore di lavoro alcuna somma per quel dato evento. Qualora il datore di lavoro, invece, avesse provveduto ad anticipare una parte dell'indennità spettante, l'Inps dovrà accertare tale importo in modo da procedere direttamente alla liquidazione del saldo.

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