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Per la maxisanzione c'è nero e nero

del 13/11/2010
di: di Daniele Cirioli
Per la maxisanzione c'è nero e nero
È lavoro nero soltanto quello di tipo subordinato non dichiarato al centro per l'impiego. Almeno ai fini della maxisanzione contro il lavoro sommerso. Che, infatti, non trova applicazione nei rapporti di lavoro autonomi e parasubordinati, tipo co.co.co. o lavoratori a progetto, anche se altrettanto non dichiarati al centro per l'impiego e, dunque, comunque in nero. Lo precisa, tra l'altro, la circolare n. 38 di ieri con cui il ministero del lavoro anticipa le istruzioni sulle norme del collegato lavoro (legge n. 183/2010) che riformano la maxisanzione, ovvero la sanzione amministrativa da 1.500 a 12 mila euro, maggiorata di 150 euro per ciascuna giornata di lavoro effettuata da lavoratori in nero, in vigore dal 24 novembre.

Uno scudo dalle co.co.co. La nuova disciplina modifica radicalmente l'ambito applicativo della maxisanzione. Infatti, si legge nella circolare, il presupposto di individuazione del lavoro sommerso è costituito «dall'impiego di lavoratori in assenza di comunicazione preventiva di instaurazione dl rapporto di lavoro» (la Co telematica). Nonostante questa consacrazione normativa, ai fini applicativi della maxisanzione le istruzioni distinguono poi nero e nero: quello punibile riguardante i «dipendenti» in nero; quello non punibile relativo alle «co.co.co.» in nero; quello a rischio sanzione, infine, inerente ai lavoratori autonomi. Infatti, sulla base del dettato normativo che riguarda solo i «lavoratori subordinati senza preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro», il ministero fa derivare l'applicazione della maxisanzione soltanto con riferimento a prestazioni di natura subordinata non formalizzate attraverso la Co. Precisando che la sanzione, invece, non è consentita con riferimento ai rapporti di lavoro «genuinamente» instaurati con lavoratori autonomi e parasubordinati, come per esempio co.co.co., in qualunque modalità anche a progetto oppure associati in partecipazione, anche qualora non sia stata effettuata la stessa Co (in tal caso sarà sanzionabile solo l'omessa comunicazione). Infine il ministero spiega che, nei casi in cui il datore di lavoro dichiari di aver attivato una prestazione di lavoro autonomo occasionale, la sanzione andrà irrogata in mancanza di documenti che provino la «pretesa autonomia del rapporto» (citando per esempio, l'iscrizione alla cciaa o il possesso di partita Iva).

L'erronea qualificazione. La maxisanzione, spiega ancora il ministero, non trova applicazione neanche nelle ipotesi di errata qualificazione del rapporto di lavoro. In particolare, in caso di formale instaurazione di rapporti di lavoro autonomo o parasubordinati (cioè con rispetto dei relativi obblighi, quindi anche della Co), la differente qualificazione degli stessi in chiave subordinata, operata in sede di accertamenti ispettivo, non comporta l'applicazione della maxisanzione in quanto, trattandosi di errato inquadramento della fattispecie lavorativa, difetta del presupposto identificativo, cioè del lavoro sommerso.

La regolarizzazione spontanea. Il ministero, ancora, precisa che la maxisanzione non trova applicazione nemmeno nell'ipotesi in cui il datore di lavoro, prima dell'accesso degli ispettori in azienda, regolarizzi spontaneamente e integralmente, cioè per l'intera durata, il rapporto che ha avuto avvio senza la preventiva Co. In particolare, fino alla prima scadenza contributiva (giorno 16 del mese successivo a quello di inizio, in nero, del rapporto di lavoro), il datore di lavoro che non sia stato destinatario di ispezioni potrà evitare la maxisanzione anche effettuando la sola Co da cui risulti la data di effettiva instaurazione del rapporto di lavoro. Dopo la data di scadenza degli obblighi contributivi, invece, il datore di lavoro potrà essere esentato dalla maxisanzione esclusivamente qualora proceda a denunciare spontaneamente la propria situazione debitoria entro 12 mesi dal termine stabilito per il pagamento dei contributi, sempreché tale versamento riguardi tutto il periodo di occupazione incluso quello irregolare e sia effettuato entro 30 giorni della denuncia, previa invio della Co.

La diffida. Il ministero, infine, precisa che diversamente dal passato, la nuova normativa consente agli ispettori la diffida anche per la maxisanzione. In questi casi, l'ottemperanza da parte del datore di lavoro, riduce l'importo della sanzione.

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