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Il collegato lavoro è al traguardo

del 20/10/2010
di: di Simona D'Alessio
Il collegato lavoro è al traguardo
Il viaggio biennale del disegno di legge lavoro in Parlamento è giunto a conclusione. Il cosiddetto collegato è stato infatti approvato ieri in via definitiva dalla camera (310 sì e 204 no), dopo aver fatto la spola fra i due rami del Parlamento ben sette volte. Si tratta della norma più travagliata della XVI legislatura, contenente una novità di spicco sul fronte delle controversie sul luogo di lavoro: l'arbitrato, ossia la stipula, all'atto dell'assunzione, di una clausola compromissoria che sarà valida per ogni lite che dovesse verificarsi, escluso, però, il licenziamento per la cui impugnazione rimarrà l'obbligo di ricorrere al giudice ordinario. Una questione oggetto di un lungo braccio di ferro fra la maggioranza e l'opposizione, che nel precedente passaggio a Montecitorio era riuscita a far approvare una sua modifica, in base alla quale al lavoratore veniva consentito di decidere di volta in volta se avvalersi di questo strumento conciliatorio; al Senato, dove il ddl ha ottenuto il semaforo verde alla fine di settembre, il «colpo di mano» dell'ex ministro Cesare Damiano (Pd) era, però, stato immediatamente corretto. Il testo approvato ieri è composto da 50 articoli e ha subito un altolà rilevante: il presidente della Repubblica lo ha rispedito alle camere il 31 marzo, sollecitando interventi proprio sull'arbitrato (art. 31) e sui risarcimenti per l'esposizione all'amianto del personale che, in servizio sulle navi di stato, aveva contratto delle malattie croniche, fra cui l'asbestosi (art. 20). Capitoli sui quali il centrodestra sostiene di aver dato risposte adeguate al Colle; per ciò che riguarda il secondo punto, in particolare, non soltanto sono previsti 5 milioni annui per gli indennizzi, ma questo personale viene adesso assimilato alle vittime del dovere. Il provvedimento si compone di vari tasselli e, per combattere la piaga del «nero», si introduce il meccanismo della sospensione dell'attività imprenditoriale che potrà essere disposta nei casi più gravi, e anche laddove l'autorità ispettiva arrivasse a riscontrare violazioni in materia di sicurezza sul lavoro; per gli episodi più lievi, invece, sono previste sanzioni fino a 12 mila euro. Fra le altre misure (il centrosinistra ne ha criticato il carattere troppo eterogeneo) la possibilità di assolvere l'ultimo anno di obbligo scolastico (16 anni) con l'apprendistato, la clausola di salvaguardia per il pensionamento anticipato (con un minimo di 57 anni di età e 35 di contributi) degli impiegati in attività usuranti, fra cui chi effettua turni notturni o gli addetti alle catene di montaggio. Spazio, poi, a una revisione degli ammortizzatori sociali, poiché dopo 24 mesi dall'entrata in vigore della legge il governo eserciterà le deleghe sulla riforma per il riordino degli strumenti a sostegno del reddito, così come dei servizi per l'impiego, degli incentivi all'occupazione e, più in particolare, di quella femminile. Il ddl stabilisce un rafforzamento della Borsa nazionale del lavoro (che è online ed è curata dal ministero del Welfare e dalle Regioni) e l'efficacia delle domande d'iscrizione e cancellazione dall'albo delle imprese artigiane da comunicare all'Inps passa da due a tre anni. «Il cosiddetto Collegato lavoro», ha dichiarato il ministro Maurizio Sacconi, «giunge finalmente all'approvazione sulla base non solo di un approfondito esame parlamentare, ma anche di un intenso dialogo sociale. In particolare, l'arbitrato per equità si configura come uno strumento in più a disposizione della contrattazione collettiva e, in base a essa, dei lavoratori e delle imprese. Sono particolarmente lieto per l'approvazione di questo istituto perché fu Marco Biagi a consigliarne l'adozione. E ora», conclude Sacconi, «il governo proporrà all'esame del parlamento il disegno di legge delega sullo Statuto dei lavori, per realizzare compiutamente il sogno di Marco Biagi per un diritto del lavoro moderno a misura della persona».
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