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Esecuzioni da ruolo, la valutazione non è del giudice

del 19/10/2010
di: Valerio Stroppa
Esecuzioni da ruolo, la valutazione non è del giudice
In tema di esecuzioni esattoriali, non spetta al giudice ordinario valutare se e in che misura il prezzo della vendita del bene sia inferiore a quello ritenuto giusto. Pertanto, non è applicabile l'articolo 586 del codice di procedura civile, che offre al giudice dell'esecuzione (ordinaria) la facoltà di non emettere il decreto di aggiudicazione qualora ritenga che il prezzo offerto sia notevolmente più basso di quello equo. Lo ha affermato la settima sezione civile del tribunale di Genova con ordinanza depositata il 13 ottobre scorso. Secondo i magistrati liguri, «un'interpretazione sistematica delle norme che disciplinano le due diverse procedure (quella ordinaria e quella esattoriale) non consente all'interprete di ampliare l'ambito di applicazione delle norme dettate in via esclusiva per la procedura ordinaria e di affermarne l'applicabilità anche alla esecuzione esattoriale». La vicenda vedeva il concessionario della riscossione e una srl opporsi a un'ordinanza con la quale il giudice, dopo l'aggiudicazione di un bene immobile a seguito di vendita all'incanto, aveva dichiarato il non doversi emettere decreto di trasferimento a causa del prezzo ritenuto troppo basso, rimettendo gli atti a Equitalia per procedere a un nuovo tentativo di vendita. Il giudice monocratico aveva infatti individuato in 44 mila euro il ricavo minimo conseguibile dall'incanto, anche facendo riferimento ai valori desumibili dalla banca dati dell'Agenzia del territorio. Invece, la procedura aveva portato all'aggiudicazione dell'immobile per un importo di circa 28 mila euro. I reclamanti, piuttosto che opporsi nel merito delle considerazioni svolte dal giudice, hanno contestato l'applicabilità dell'articolo 586 c.p.c. alle esecuzioni esattoriali. Secondo l'agente della riscossione, infatti, la modalità prevista dall'articolo 79 del dpr n. 602/1973, che determina il prezzo di vendita secondo il criterio del triplo del valore catastale, «esclude ogni discrezionalità e snellisce e velocizza la procedura, oltre a garantire certezza e uniformità». Un'interpretazione accolta dal collegio genovese della VII sezione civile, secondo il quale non sussiste il potere del giudice ordinario di esercitare, ad aggiudicazione avvenuta, un controllo per stabilire se l'applicazione del criterio del triplo del valore catastale sia tale da ledere il principio del giusto prezzo espresso dall'articolo 586 c.p.c.. I magistrati liguri affermano che «la procedura di esecuzione esattoriale si muove in vista della realizzazione del preminente interesse pubblico... e della collettività», avendo natura essenzialmente stragiudiziale e amministrativa (a differenza dell'esecuzione ordinaria che vede coinvolti rapporti di natura privatistica). Il Tribunale prosegue specificando che in tali vendite «il prezzo è determinato secondo un rigido criterio dal legislatore e non residua alcuno spazio per la valutazione discrezionale del medesimo da parte del giudice ordinario». Pertanto il reclamo viene accolto e l'ordinanza del giudice dell'esecuzione revocata.

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