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Il visto Schengen è passepartout

del 13/10/2010
di: di Debora Alberici
Il visto Schengen è passepartout
Il visto uniforme Schengen è da solo una condizione valida per l'ingresso in Italia e quindi l'immigrato che lo possiede non potrà essere espulso. Resta poi compito del giudice accertare la data di arrivo «ai fini del tempo decorso per la richiesta del titolo di soggiorno».

Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 21060 del 12 ottobre 2010, ha accolto il ricorso di una immigrata che aveva ottenuto in Spagna il visto uniforme Schengen e che, una volta giunta in Italia, era stata espulsa.

La donna aveva impugnato il provvedimento (decreto di espulsione) di fronte al giudice di pace di Lecce che però aveva respinto l'istanza. Secondo il magistrato onorario, infatti, «pur ammettendo che la signora proveniva dalla Spagna che è nazione aderente al trattato Schengen, non per questo dovrebbe ritenersi esentata dagli adempimenti previsti dalla Bossi-Fini».

Contro la decisione l'immigrata ha presentato ricorso in Cassazione e ha vinto. Infatti la prima sezione civile del Palazzaccio lo ha accolto rinviando l'esame della questione nuovamente a Lecce dove il giudice dovrà valutare quando la signora è entrata in Italia e se ci sono ora i presupposti per il titolo di soggiorno.

Per il momento il decreto di espulsione è stato bloccato dalla Cassazione che in proposito ha ricordato come «il detentore del visto uniforme Schengen non è esigibile altro onere all'atto dell'ingresso che non sia quello della disponibilità del predetto visto di ingresso, potendosi poi fondare su prove documentali e orali la valutazione della data di ingresso nello stato ai fini del tempo decorso per la richiesta del titolo del soggiorno».

Ma non basta. In queste interessanti motivazioni i giudici hanno inoltre spiegato come «in caso di ingresso regolare nel territorio dello stato, l'art. 7 del regolamento di cui al dpr n. 394 del 1999, di attuazione del T.u. di cui al dlgs n. 286 del 1998, il quale stabilisce che è fatto obbligo al personale addetto ai controlli di frontiera di apporre sul passaporto il timbro d'ingresso, con l'indicazione della data, si riferisce al passaggio delle sole frontiere esterne dell'Ue non al passaggio di quelle interne. Infatti, mentre le frontiere esterne possono essere attraversate soltanto ai valichi (art. 3 della Convenzione), quelle interne possono essere attraversate in qualunque luogo senza che venga effettuato il controllo delle persone».

Insomma, il giudice di Lecce avrebbe dovuto prima di tutto accertare se l'immigrata era in possesso del visto per poi applicare i principi richiamati dalla Suprema corte che, nel tempo, ha interpretato (questa volta a maglie larghe) il Testo unico sull'immigrazione. E ora, ha sancito la Cassazione, dovrà decidere anche sulle spese processuali, incluse quelle del giudizio di legittimità. Anche la procura generale della Suprema corte, nell'udienza svoltasi al Palazzaccio lo scorso 22 aprile, aveva sollecitato il Collegio di legittimità nel senso di accogliere il ricorso dell'immigrata proveniente dalla Spagna.

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