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Un esame di qualità per lo scudo

del 12/10/2010
di: di Cristina Bartelli
Un esame di qualità per lo scudo
Scudo fiscale con controlli di super qualità. Per i 180 mila soggetti che hanno rimpatriato o regolarizzato attraverso lo scudo fiscale, parte l'attività di verifica dell'amministrazione. Che ha indicato, nella convenzione triennale 2010-2012, in 415 mila il numero degli accertamenti per imposte dirette, Iva e registro da effettuare nella campagna controlli dell'Agenzia delle entrate nel corso del 2010. Durante l'attività di normale verifica sarà possibile incontrare dunque una parte dei 180 mila scudanti, per i quali le Entrate hanno stabilito modalità di controllo doc con la circolare 52/E di venerdì scorso (si veda ItaliaOggi del 9/10/2010). Per questi si tratterà non di una semplice verifica formale della presentazione della dichiarazione riservata ma di un vero e proprio esame di qualità che potrebbe non metterli al riparo da eventuali violazioni fuori scudo. A differenza delle precedenti edizioni, infatti, la verifica degli 007 del fisco non sarà solo formale sulla presentazione della dichiarazione in sé ma andrà ben oltre, sbirciando e integrando quanto scritto nero su bianco nel modello di dichiarazione. Un vero e proprio esame se lo scudo risponda ai requisiti normativi o se nella documentazione ulteriore che potrà essere richiesta al contribuente si annidino altre violazioni. Una novità a cui gli studi si stanno preparando e che desta in alcuni casi vera e propria preoccupazione. «L'aspetto più delicato derivante dai chiarimenti dell'Agenzia è quello della prova della detenzione dei beni scudati a una data non successiva al 31 dicembre 2008»,osserva Salvatore Sanna, del centro studi Eutekne. I verificatori, infatti, non si limiteranno a un controllo sull'esistenza della dichiarazione riservata, ma potranno entrare in possesso di elementi ulteriori e documenti attinenti al rimpatrio e alla regolarizzazione. «Si tratta indubbiamente di una tutela per l'Erario, in quanto la richiesta di una nutrita documentazione potrebbe far emergere molto facilmente eventuali violazioni che non potevano essere coperte dallo scudo», commenta Sanna, ponendo però l'accento sul fatto che la richiesta di tale prova documentale non si concilia certo con la riservatezza su cui contano coloro che aderiscono allo scudo fiscale. Ai professionisti poi non va giù il tempo molto stretto concesso al contribuente per la presentazione della dichiarazione riservata. La circolare stabilisce, in via interpretativa, che il contribuente può opporre la dichiarazione riservata entro i trenta giorni successivi a quello in cui si riceve formale conoscenza di un avviso di accertamento. Il termine però, rilevano gli esperti, non è previsto dalla norma e la sua applicazione da parte dei verificatori potrebbe originare molti contenziosi. «È discutibile la scelta di obbligare il contribuente a esibire la dichiarazione riservata all'atto dell'accesso ovvero entro 30 giorni», evidenzia Antonio Tommasini dello studio Dla Piper. «Riteniamo da sempre che non esistano condizioni normative che vietino una esibizione successiva». Ultimo punto assai delicato è rappresentato dalla conferma che le attività dichiarate non erano già detenute in epoca antecedente al periodo d'imposta oggetto del controllo, in quanto, in caso contrario, le stesse non possono ritenersi «riferibili» agli imponibili relativi al detto periodo, con conseguente inopponibilità dello scudo. Non manca chi, sia pure coperto dall'anonimato, sottolinea tutta la propria preoccupazione: «i vecchi scudi non andavano a vedere la validità dell'operazione. Si rischiano adesso controlli molto invasivi che possono porre dei problemi». Per Gabriele Labombarda, partner dello studio Bernoni sono a rischio figure particolari come gli eredi o i coniugi, su cui l'Agenzia con la circolare accende i riflettori. «Qualora qualche soggetto vicino non abbia adempiuto agli obblighi del monitoraggio fiscale il contribuente dovrebbe pensare due volte a eccepire la dichiarazione riservata per non mettere in difficoltà questi altri soggetti», spiega. Il caso ricorrente è quello del soggetto con potere di firma sul conto corrente estero, conto scudato dal solo titolare. Un primo test per qualche studio è già partito a gennaio: «Abbiamo già ricevuto dalla Guardia di finanza richieste di esibire la documentazione da scudo» spiega Michele Lenotti, dello studio tributario Deiure, «erano soggetti che avevano già ricevuto i questionari e quindi in un certo senso eravamo preparati. Per gli altri clienti che hanno scudato non pensiamo ad un'attività particolare di controllo ma, soprattutto per i fascicoli ancora non chiusi per le cause ostative procederemo per una verifiche per completare le varie posizioni».
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