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Riforma condomìni in cerca di dibattito

del 09/10/2010
di: Giovanni Galli
Riforma condomìni in cerca di dibattito
Si litiga in piazza, ci si accorda a palazzo. Mentre pubblicamente le forze politiche esprimono contrapposizioni frontali, perfino all'interno di maggioranza e di opposizione, sovente la parola d'ordine concreta risponde all'inciucio, all'accordo più o meno sottobanco, all'intesa ammiccante.

Un esempio? La riforma del condominio, tema delicato perché tocca da vicino la vita quotidiana di almeno i tre quarti degli italiani, forse addirittura una percentuale ancor più elevata, posto che oltre le prime case ci sono le seconde che possono essere in condominio. Ne sta trattando il senato, più esattamente la commissione giustizia. Per la seconda volta il relatore Franco Mugnai, senatore del Pdl, ha chiesto l'assegnazione del provvedimento in sede deliberante, evitando cioè la discussione in aula. E pare che vari gruppi si siano accodati: Pd compreso.

L'evitare l'assemblea di palazzo Madama significherebbe sottrarre un testo di rilevante fondamento a un dibattito che si prevede ampio, per ricondurlo a una trattativa nel chiuso della commissione. Un pasticcio, quindi, mirante a tarpare modifiche al testo che potrebbero giungere da varie parti, sia di minoranza sia di maggioranza. Soprattutto l'obiettivo è venire incontro a pressioni di alcune categorie, che può anche avvenire comprimendo diritti di altri, come nel caso delle norme che consentono l'accesso degli amministratori nelle abitazioni private dei singoli condomini sulla base di segnalazioni (magari delatorie) di altri condòmini o addirittura di inquilini che sospettino attività in cui «difettino le condizioni di sicurezza».

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