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Il messaggio è: attenzione alle deleghe

del 08/10/2010
di: Fabrizio Vedana
Il messaggio è: attenzione alle deleghe
Il trasferimento delle attività finanziarie scudate su un conto intestato ad una persona diversa da quella che ha aderito alla sanatoria fa venire meno la speciale riservatezza prevista dalla legge.

Lo si desume leggendo la sentenza 35970/10 della Corte suprema della Cassazione depositata ieri, 7 ottobre 2010. La sentenza rappresenta il primo caso nel quale il Supremo Giudice viene chiamato a decidere su un reato commesso utilizzando denaro rimpatriato mediante lo scudo fiscale nel corso dell'anno 2002 (cosiddetto Primo Scudo Fiscale).

Il decreto 350 del 2001 con il quale venne emanato il primo Scudo Fiscale contiene una disposizione, l'articolo 14 comma 4, con la quale si associa un particolare regime di riservatezza alle attività ed alle informazioni raccolte dagli intermediari in occasione della raccolta delle cosiddette dichiarazioni riservate ovvero del modulo attraverso la cui compilazione il contribuente aderisce alla sanatoria fiscale. L'articolo in oggetto, infatti, prevede che

«Gli intermediari sono obbligati, ai sensi delle vigenti disposizioni di legge, a fornire i dati e le notizie relative alle dichiarazioni riservate ove siano richiesti in relazione all'acquisizione delle fonti di prova e della prova nel coso dei procedimenti e dei processi penali, nonché in relazione agli accertamenti per le finalità di prevenzione e per l'applicazione di misure di prevenzione di natura patrimoniale previste da specifiche disposizioni di legge ovvero per l'attività di contrasto del riciclaggio e di tutti gli altri reati, con particolare riguardo alle norme antiterrorismo nonché per l'attività di contrasto del delitto di cui all'art. 416-bis del codice penale».

In ragione di quanto sopra soltanto in presenza di determinati reati l'Autorità giudiziaria era ed è titolata a richiedere e ottenere informazioni sulle operazioni di scudo. Tale particolare regime di riservatezza è stato poi ulteriormente rafforzato con il decreto 78 del luglio 2009 con il quale è stato varato il cosiddetto scudo fiscale-ter. L'articolo 13-bis, comma 3, del citato Decreto ha infatti previsto che «il Rimpatrio ovvero la regolarizzazione si perfezionano con il pagamento dell'imposta e non possono in ogni caso costituire elemento utilizzabile a sfavore del contribuente, in ogni sede amministrativa o giudiziaria civile, amministrativa ovvero tributaria, in via autonoma o addizionale, con esclusione dei procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, né comporta l'obbligo di segnalazione di cui all'articolo 41 del dlgs 231/07, relativamente ai rimpatri ovvero alle regolarizzazioni per i quali si determinano gli effetti di cui al comma 4, secondo periodo».

Tale nuova previsione normativa comporta una sostanziale espansione del regime di riservatezza che di fatto trova applicazione, per espressa disposizione di legge, anche in tutti i procedimenti civili, tributari e amministrativi. Nel caso esaminato dalla Corte di cassazione pare che tale riservatezza sia venuta meno non solo e non tanto perché trattasi di un procedimento penale ma soprattutto perché il cliente che ha effettuato lo scudo ha poi spostato i denari rimpatriati sul conto della moglie che, a differenza del marito, non ha aderito alla sanatoria e pertanto il relativo conto corrente non gode del citato regime di riservatezza. Insomma per gli scudanti un avvertimento importante: attenzione a non rilasciare deleghe o ad effettuare trasferimenti dei beni scudati senza aver prima verificato con attenzione le relative conseguenze anche in termini di tutela della speciale privacy da scudo.

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