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La mobilità non fa assumere

del 28/11/2009
di: di Francesco Cerisano
La mobilità non fa assumere
La cessazione del rapporto di lavoro per mobilità non è idonea a sbloccare le assunzioni nei piccoli comuni. Lo ha chiarito la sezione autonomie della Corte dei conti che con la delibera n. 21/2009, depositata ieri, ha fornito l'interpretazione autentica di una controversa norma della Finanziaria 2008 (art. 1, comma 562, della legge n. 296/2007) che dà la possibilità ai piccoli comuni di «procedere all'assunzione di personale nel limite delle cessazioni di rapporti di lavoro a tempo indeterminato intervenute nell'anno precedente». La disposizione è stata oggetto di letture discordanti da parte delle sezioni regionali della magistratura contabile. Le tesi che si sono fronteggiate sono sostanzialmente tre. La prima, più a maglie larghe, sostenuta in Piemonte e Sardegna, ritiene che sussista una cessazione del rapporto di lavoro non solo in caso di estinzione del rapporto stesso, ma anche nel caso di mobilità. La tesi più restrittiva, a cui ha aderito la sezione regionale del Veneto, ha invece negato che la mobilità in uscita in un ente sotto i 5 mila abitanti possa essere interpretata come cessazione del rapporto di lavoro. Nel mezzo si è collocata la Corte conti Lombardia la quale ha auspicato che il trasferimento per mobilità non sia inteso come un'operazione «che permette l'instaurazione di nuovi rapporti di lavoro al di fuori dei limiti numerici e di spesa previsti» dalla legge. Nel dubbio la Corte conti Liguria, interrogata sul punto dal comune di Savignone (Ge), ha trasmesso gli atti alla sezione autonomie. I giudici hanno chiarito che nella mobilità «il rapporto di lavoro prosegue con un altro datore per cui l'amministrazione cedente può solo beneficiare, in termini di risparmio di spesa, dell'avvenuta cessazione del contratto», ma la spesa «rimane inalterata in termini globali». Del resto, prosegue la Corte, «corrisponde ad un principio di carattere generale che per effettiva cessazione debba intendersi il collocamento di un soggetto al di fuori del circuito di lavoro» con perdita della retribuzione.
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