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L'avviso di liquidazione può essere condonato

del 07/10/2010
di: Alba Mancini
L'avviso di liquidazione può essere condonato
Avviso di liquidazione condonabile quando è destinato «ad esprimere, per la prima volta una pretesa fiscale maggiore».

Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 20731 del 6 ottobre 2010, ha respinto il ricorso dell'amministrazione finanziaria chiarendo la natura impositiva degli atti di liquidazione soprattutto con riguardo all'imposta di registro.

Insomma il Collegio di legittimità ha confermato la decisione della Ctr dell'Emilia Romagna di ritenere legittimo l'accesso al condono del 2002 di un contribuente che aveva ricevuto un avviso di liquidazione dell'imposta di registro, ipotecaria e catastale riguardante la cessione di alcuni rami d'azienda da una Spa ad un'altra.

L'atto, secondo i giudici, poteva essere considerato impositivo perché, come spesso avviene nella vendita di immobili, esprimeva per la prima volta una pretesa fiscale maggiore.

In proposito la sezione tributaria ha chiarito che «ciò che rileva ai fini della qualificazione dell'atto come impositivo, e quindi della conclusione della relativa controversia nell'ambito applicativo dell'articolo 16 della legge 289 del 2002, è la sua effettiva funzione, a prescindere dalla qualificazione formale dell'atto stesso, con specifico riferimento agli avvisi di liquidazione dell'imposta di registro, la definizione dell'atto come avviso di liquidazione non vale ad escludere la sua natura di atto impositivo, quando esso sia destinato ad esprimere, per la prima volta, nei confronti del contribuente, una pretesa fiscale maggiore di quella applicata, in via provvisoria, al momento della richiesta di registrazione». Ma non basta. Sul fronte condonabilità la Cassazione ha sottolineato che è determinante «il contenuto sostanziale dell'atto impugnato, quale espressione del potere impositivo dell'amministrazione, la cui contestazione (nell'an, non con esclusivo riguardo al procedimento di calcolo) da parte del contribuente è idonea a integrare una controversia effettiva, e non apparente, sui presupposti e sui contenuti dell'obbligazione tributaria».

La questione di diritto trattata dal Collegio non è poi così lineare. Questo è dimostrato dal fatto che la Procura generale della Suprema corte era arrivata a conclusioni opposte, chiedendo, nell'udienza tenutasi al Palazzaccio lo scorso 25 maggio, di accogliere il ricorso dell'Agenzia delle entrate.

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