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Modiche quantità Sconto al pusher

del 06/10/2010
di: di Debora Alberici
Modiche quantità Sconto al pusher
Possibile sconto di pena ai pusher che vendono esigue quantità di droga ai minori. È questo in sintesi il nuovo principio sancito dalle sezioni unite penali della Suprema corte di cassazione che, con la sentenza n. 35737 del 5 /10/2010, hanno messo nero su bianco, in fondo alle lunghe motivazioni, che «l'aggravante di cessione di sostanze stupefacenti a soggetto minore di età è compatibile con l'attenuante del fatto di lieve entità». Piazza Cavour ha così risolto un radicato contrasto di giurisprudenza nato all'interno della quarta sezione penale intervenendo sul caso di un pusher di Campobasso che aveva venduto ai dei ragazzi, uno dei quali minore, esigue quantità di hashish. La Corte d'appello, confermando il primo verdetto aveva ritenuto compatibile l'applicazione dell'aggravante (per la vendita al minore) con l'attenuante della lieve entità (tipo di sostanza stupefacente ed esigua quantità. La procura ha impugnato questa decisione ma senza successo. Le sezioni unite, infatti, dopo aver esaminato i due orientamenti contrapposti hanno respinto il ricorso della pubblica accusa. Secondo una prima scuola di pensiero, ricordano i giudici, il fatto stesso della cessione a minori, per la sua maggiore «intrinseca pericolosità», renderebbe più grave l'azione delittuosa ed escluderebbe l'applicazione dell'ipotesi attenuata, mentre, secondo un altro orientamento, nella cessione di sostanze stupefacenti a minorenni sarebbe possibile identificare «condotte di minima offensività». In questo quadro la Corte ha prediletto un'interpretazione letterale delle norme perché, ha affermato, la ratio di tutte le disposizioni che prevedono la lieve entità o la particolare tenuità dei fatti incriminati è quella di adeguare il trattamento sanzionatorio alla concretezza della fattispecie. Anche la Corte costituzionale, ricorda la Cassazione, è intervenuta su questo tema per «permettere una modulazione della sanzione sufficientemente rispettosa del criterio di ragionevolezza». Ma non solo. Secondo il collegio di legittimità spetta soltanto al legislatore individuare il «disvalore oggettivo dei fatti di reato tipici» e il loro «diverso grado di offensività». Anche la procura generale del Palazzaccio aveva sollecitato il rigetto del ricorso della pubblica accusa di Campobasso, ritenendo compatibile l'attenuante della lieve entità con l'aggravante della vendita ai minori.
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