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Società agricole, affitti rischiosi

del 05/10/2010
di: di Fabrizio G. Poggiani
Società agricole, affitti rischiosi
Rischio estromissione dalla tassazione fondiaria delle società agricole che affittano i propri immobili a coadiuvanti, dipendenti o amministratori della stessa società, seppure nel rispetto delle condizioni richieste dalla disciplina sulla ruralità dei fabbricati.

Questo uno dei problemi irrisolti dall'intervento dell'Agenzia delle entrate che, con la circolare 1/10/2010 n. 50/E (ItaliaOggi, 2/10/2010) è intervenuta specificatamente sulle novità introdotte dal comma 1093, art. 1, legge n. 296/2006 (Finanziaria 2007).

Preliminarmente, si conferma che il regime opzionale per la determinazione del reddito imponibile delle società commerciali (snc, sas, srl e cooperative, escluse sapa e spa) è condizionato dal rispetto dei requisiti di cui all'art. 2, dlgs n. 99/2004, come modificato dal dlgs n. 101/2005, ovvero dall'esercizio “esclusivo” delle attività agricole, di cui all'art. 2135 c.c. (coltivazione del fondo, silvicoltura, allevamento di animali e attività connesse) e dalla presenza, nella ragione o denominazione sociale, della locuzione “società agricola” (non in forma abbreviata o di acronimo).

La circolare esclude dalla trattazione le società semplici non considerando che la stessa disciplina (art. 2, dlgs 99/2004) può essere applicata a questo tipo di società, anche al fine di ottenere le agevolazioni come l'applicazione dell'agevolazione per l'acquisto dei fondi rustici all'1%, di cui al comma 4-bis, art. 2, dl 194/2009 (piccola proprietà contadina) e che, in presenza di attività non rientranti nell'art. 2135 c.c., la stessa rischia l'estromissione; l'assunto è che tali società (semplici) applicano la tassazione fondiaria quale regime d'imposizione inderogabile.

La conseguenza è, pertanto, che dette società potranno perdere solo la qualifica di società agricole, di cui al citato art. 2, dlgs 99/2004 e le relative agevolazioni in tema di imposizione indiretta e creditizie, ma non la tassazione fondiaria se, per esempio, effettuano attività al di fuori di quelle elencate dall'art. 2135, come l'affitto di fondi rustici.

Per quanto concerne, invece, le società commerciali che, adeguatesi alla disciplina delle società agricole, esercitano attività diverse da quelle agricole o strumentali all'esercizio di dette attività, come indicate nel chiarimento, il rischio paradossale è l'estromissione anche dalla tassazione fondiaria, per esempio, in presenza di affitti, per importi anche contenuti, di fabbricati abitativi ai propri amministratori, dipendenti o coadiuvanti, nel rispetto di quanto sancito dalla disciplina sulla ruralità, di cui al comma 3, dell'art. 9, dl n. 557/1993.

Inoltre, il documento conferma che, in caso di contestuale esercizio di attività agricole e diverse, la tassazione catastale resta limitata al reddito derivante dalle attività esercitate, nel rispetto dell'articolo 2135 c.c. e, soprattutto, nel rispetto dei limiti dell'articolo 32 del Tuir, con la conseguenza che, in caso di superamento dei limiti, la tassazione del reddito eccedente deve avvenire sulla base dei criteri per il reddito d'impresa, non potendo applicare neppure i criteri forfettari, come sancito dal comma 4, dell'articolo 56-bis del Tuir.

Infine, si conferma (Dre Emilia Romagna 1/10/209 n. 909) la piena applicazione della disciplina sulle società di comodo, con la conseguenza che, nel caso di assenza o non accettazione dell'istanza di interpello disapplicativo, di cui al comma 4-bis, art. 30, legge 724/1994, la società resta costretta a determinare il proprio reddito su un imponibile minimo, restandone esclusa solo in caso di accettazione ma limitatamente all'imposizione diretta, escluse Irap e Iva, con l'emergente preclusione da rimborso e/o compensazione del credito Iva

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