Consulenza o Preventivo Gratuito

Ritenuta al 10%, rischio liquidità

del 30/09/2010
di: di Cristina Bartelli e Fabrizio G. Poggiani
Ritenuta al 10%, rischio liquidità
Con la ritenuta del 10% sui bonifici le imprese vanno in crisi di liquidità. E vedono crescere a dismisura i crediti nei confronti con il fisco con la conseguenza di allungare i tempi per il recupero del versato. L'ufficio politiche fiscali della Cna ha condotto uno studio da cui infatti emerge un effetto distorsivo in termini di liquidità con la conseguente crescita di elevati valori di credito d'imposta. «Il credito», scrivono dalla Cna, «si crea in massima parte per il primo anno di applicazione, ma l'effetto perverso rimane anche negli anni successivi, sebbene limitato ai soli lavori che conferiscono la detrazione del 36%». La preoccupazione, dunque, per il mondo artigiano è espresso dai rappresentanti fiscali delle pmi, che già, in estate, a pochi giorni dall'entrata in vigore dell'adempimento erano scesi in campo per chiederne l'abrogazione. Dal 1° luglio la sensazione di danno per le imprese non è mutata: «Non è un'operazione per tracciare i movimenti», sostiene Antonio Vento di Confcommercio, «è una chiara operazione per far cassa. E in questo modo», continua Vento, «si rischia di penalizzare le imprese corrette che seguono gli obblighi fiscali». Il rischio che mette in luce Vento è quello evidenziato dai tecnici di camera e senato durante i lavori per l'approvazione della legge di conversione del dl 78/2010, un ritorno ai pagamenti non fatturati. Gli schemi della Cna differenziati per soggetto giuridico, dimostrano (come avviene per la totalità dei soggetti a ritenuta d'acconto) che l'effettuazione degli acconti per il 2010 e la contestuale ritenuta (10%) subita porterà a una situazione cronica di credito per imposte nelle situazioni di livellamento di ricavi/reddito o, addirittura (e per valori più altri) di abbattimento (l'ipotesi di calo è negli esempi del 25%) e di soggetti con pressione fiscale più alta (vedi srl). «In una fase di ripresa dell'economia», commenta Claudio Carpentieri della Cna, «la ricerca delle disponibilità finanziarie costituisce il principale problema per le imprese. Da questo punto di vista, l'introduzione della ritenuta del 10% sui corrispettivi delle imprese che fanno lavori cosiddetti 36% o 55%, costituisce un grave danno alle finanza delle imprese. Danno messo in evidenza dallo studio che abbiamo effettuato». Per avere un ordine di grandezza generale, si pensi che per gli anni 2010, 2011 e 2012, la relazione tecnica al provvedimento stima maggiori entrate per cassa di più di 1,5 miliardi di euro. Somme che poi verranno recuperati in compensazione negli anni a seguire. «Se il problema erano i controlli», conclude Carpentieri, «che peraltro si possono comunque fare, allora bastava una ritenuta simbolica, per esempio dello 0,5%». L'adempimento che non piace alle pmi prevede che quando il cliente dell'impresa di ristrutturazione ovvero di installazione degli impianti, procede al pagamento di una fattura, per esempio di 10.000 attraverso l'obbligatorio bonifico bancario o postale, la banca o la posta, trattiene dall'importo il 10%, che nel nostro esempio è pari a 1000. Dal canto suo l'impresa potrà scomputare la somma di 1.000 euro di ritenuta subita dalle imposte dovute per l'anno. Per Stefano Bastianoni, segretario nazionale di Confartigianato-Anaepa (associazione delle imprese artigiane e dell'edilizia), «la norma toglie ossigeno alle imprese perché quel 10% è margine di utile sul loro lavoro e inoltre l'effetto distorsivo della ritenuta d'acconto è il creare un plafond che supera il valore delle tasse da pagare». Beniamino Pisano di Casartigiani sottolinea come la norma vada «a incidere sulla situazione finanziaria delle imprese». Intanto le banche continuano a smaltire i bonifici che dal primo luglio fino al circa 23 luglio sono stati fatti, in attesa che fosse completato l'adeguamento informatico, a mano. Pertanto ancora ad ottobre i beneficiari imprese potrebbero ritrovarsi addebiti relativi a quel periodo.
vota