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Parchi marini: sì a uno sviluppo sensato ed ecosostenibile

del 25/08/2010
di: La Redazione
Parchi marini: sì a uno sviluppo sensato ed ecosostenibile
Parte dal Cilento, e precisamente dal comune di Castellabate, la campagna di FareAmbiente per uno sviluppo del territorio sensato ed ecosostenibile. L'occasione è data dal ricorso che FareAmbiente sta per presentare contro l'istituzione del nuovo parco marino di Santa Maria di Castellabate.

«Tale ricorso», spiega Vincenzo Pepe, presidente nazionale della suddetta associazione ambientalista, «è solo l'inizio di una più vasta campagna che intendiamo fare per ripensare il ruolo dei parchi in Italia. Beninteso che, come movimento ambientalista non siamo certamente contro i parchi, anzi, ma pensiamo che essi debbano valorizzare il territorio, di cui l'uomo è parte integrante, e non ingessarlo bloccando così tutte le attività umane».

In effetti, al convegno che si è tenuto nella serata di sabato 21 agosto presso il castello di Castellabate in provincia di Salerno, erano tantissime le voci che si levavano contro la «zona A», quella in cui è proibita ogni forma di attività umana.

Pescatori, villeggianti provenienti da ogni parte d'Italia, operatori turistici e semplici diportisti hanno contestato vivamente le limitazioni poste alla balneazione, alla pesca, alla semplice navigazione da diporto previste dal parco.

Questi sono i reali motivi che hanno indotto, FareAmbiente-Movimento ecologista europeo, a presentare il ricorso al presidente della repubblica, nei confronti del ministero dell'ambiente, dell'ente parco Cilento e Vallo di Diano e del comune di Castellabate, chiedendo l'annullamento, previa sospensione, del decreto 21 dell'ottobre 2009 che prevede l'istituzione di un'area marina protetta denominata «Santa Maria di Castellabate» reso pubblico alla G.U. n. 82 del 9 aprile 2010 e del decreto 28 luglio 2009, n. 220 del ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, «Regolamento recante la disciplina delle attività consentite nelle diverse zone dell'area marina protetta Santa Maria di Castellabate».

«FareAmbiente», ha dichiarato il presidente nazionale Vincenzo Pepe, «si presenta come un movimento ambientalista antropocentrico e non biocentrico, poniamo l'uomo al centro dell'ecosistema e siamo contro una sua esclusione dal territorio in cui vive. L'uomo deve essere educato a rispettare e a tutelare la natura, non va tagliato fuori dall'ecosistema in cui vive e di cui dovrebbe essere l'elemento centrale. I troppi vincoli posti, le troppe limitazioni, finiscono con il non essere capiti né accettati dalla comunità, e il parco, che nelle intenzioni del legislatore dovrebbe servire a tutelare il territorio e promuoverne lo sviluppo economico in senso ambientale, finisce con l'ingessare il territorio in cui esso si estende e bloccare quelle attività umane che per secoli le comunità locali hanno svolto. Per fare un esempio, un vecchio pescatore non capirà mai perché dopo decenni di attività non potrà più andare a pesca così come un bambino non capirà mai il motivo per cui non potrà fare il bagno dove lo ha sempre fatto».

Inoltre, FareAmbiente lancia un appello al ministro dell'ambiente Stefania Prestigiacomo, cioè di nominare urgentemente le «Commissioni di riserva», senza le quali non è possibile stilare e pubblicare i «regolamenti di dettaglio», cioè quei documenti che disciplinano le attività all'interno dei parchi.

Un provvedimento essenziale, secondo Pepe, altrimenti questi finiscono con l'essere solo fonte di divieti suscitando così l'ostilità della popolazione.

«FareAmbiente è contro ogni tipo di fondamentalismo, sia contro i “parchi filo spinato” sia contro l'uso distruttivo del territorio da parte dell'uomo. La tutela deve coniugarsi con lo sviluppo ecosostenibile, deve essere un'ulteriore occasione di sviluppo, la tutela dell'ambiente deve migliorare la qualità della vita dell'uomo, non estrometterlo. Inoltre c'è un grande proliferare di parchi marini, 18 in tutta Italia e spesso vi sono stati malumori e rimostranze per i divieti posti alle attività umane. È necessaria la partecipazione delle comunità locali quando si prende la decisione di creare un'area marina protetta, una forma di democrazia ambientale per dare un senso a tali provvedimenti. C'è bisogno che la popolazione senta il parco come un'istituzione del proprio territorio, come un valore aggiunto alla comunità, non una limitazione».

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