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Il ddl università passa alla camera

del 02/08/2010
di: di Benedetta Pacelli
Il ddl università passa alla camera
Il ministro dell'università Mariastella Gelmini l'aveva promesso: entro l'estate il disegno di legge che riforma il sistema universitario sarà approvato dal Senato. E così è stato. Lo scorso 29 luglio, infatti, il testo ha infatti avuto il via libera dai senatori di Palazzo Madama, alla riapertura dei lavori parlamentari dopo la pausa estiva inizierà la discussione in commissione istruzione della Camera con l'obiettivo dichiarato dalla stessa Gelmini di approvare definitivamente il testo prima della fine dell'anno. Diverse le novità rispetto al ddl uscito dalla commissione competente. Una delle principali è l'introduzione della cosiddetta tenure track di stampo anglosassone, vale a dire contratti a tempo determinato per i ricercatori seguiti da contratti triennali al termine dei quali se il ricercatore sarà ritenuto valido dall'ateneo, sarà confermato a tempo indeterminato come associato, dopo avere ottenuto l'abilitazione nazionale. In caso contrario chiuderà il rapporto con l'ateneo maturando però titoli utili per i concorsi pubblici. Viene invece respinta, ma non del tutto, l'ipotesi avanzata dallo stesso ministro dell'università Mariastella Gelmini, di mandare i docenti in pensione a 65 anni, gli ordinari infatti potranno rimanere in cattedra fino a 70 (ora anche fino a 72) gli associati fino a 68 anni. Il provvedimento, poi, abbassa l'età in cui si entra di ruolo in università da 36 a 30 anni con uno stipendio che passa da 1.300 a 2.000 euro. Confermato poi il limite massimo di otto anni al mandato dei rettori, con valenza retroattiva (oggi ciascun ateneo, con modifiche statutarie, decide il numero dei mandati) e prevista per i magnifici anche la sfiducia: se un rettore avrà mal gestito l'ateneo potrà essere sfiduciato dal Senato accademico con maggioranza di almeno 3/4 dei suoi componenti. È prevista una netta distinzione di compiti tra Senato e cda: il primo avanzerà proposte di carattere scientifico ma sarà il cda, non elettivo, da un minimo di 11 a un massimo di 25 componenti (anche esterni, fino a un massimo di tre) ad avere la responsabilità delle spese e delle assunzioni. Tra le novità del testo approvato in Aula del Senato, poi, l'emendamento che prevede una governance flessibile per le università virtuose, in sostanza gli atenei che hanno conseguito stabilità e sostenibilità di bilanci potranno, d'intesa con il ministero dell'istruzione, sperimentare una governance flessibile, con propri modelli organizzativi.
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