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Quadro Rw, più estesi gli obblighi

del 23/07/2010
di: di Duilio Liburdi
Quadro Rw, più estesi gli obblighi
Obblighi di compilazione del quadro RW più estesi : soprattutto se, in via amministrativa, saranno recepite le indicazioni fornite dalla Corte di Cassazione con un orientamento che può definirsi ormai consolidato. Infatti, alla luce della interpretazione della giurisprudenza, l'obbligo di monitoraggio dovrebbe essere soddisfatto anche dalle persone fisiche che, in fatto, possono operare su conti riferiti ad altri soggetti.

Con le due sentenze n. 17051 e 17052 depositate il 21 luglio (si veda ItaliaOggi di ieri), i giudici della Cassazione hanno di fatto ribadito un orientamento, emergente sin dal 2003, in base al quale gli obblighi di monitoraggio delle attività detenute all'estero insistono non solo sui titolari ma anche su coloro che hanno la disponibilità o che movimentano le attività in questione. Come noto, il dl 167/90 disciplina alcuni obblighi afferenti l'indicazione in dichiarazione delle attività e delle movimentazioni relative alle operazioni con l'estero. In particolare, l'art. 4, c. 1, del decreto richiamato identifica l'ambito soggettivo di applicazione degli obblighi prevedendo che siano i detentori delle attività all'estero ad indicarne l'ammontare. Il comma 2 del medesimo articolo obbliga altresì alla indicazione nel quadro RW (sezione III) dei trasferimenti che hanno riguardato gli investimenti da evidenziare, invece, nella sezione II. Posto che la norma delinea un limite oltre il quale scattano gli obblighi in questione (10 mila euro), è noto come le indicazioni fornite dall'amministrazione finanziaria in occasione dello scudo fiscale abbiano portato alla “ribalta” le problematiche legate alla corretta compilazione del quadro RW.

In particolare, l'indicazione contenuta nella circolare n. 43 del 2009, ha fatto sì che, a partire dalle dichiarazioni da presentare nel 2010 ed in relazione a quei beni e quelle attività che non sono state oggetto di sanatoria, vi sia un obbligo generalizzato di compilazione della sezione II al superamento del limite dei 10 mila euro ed indipendentemente dal fatto che il bene detenuto all'estero sia o meno astrattamente produttivo di redditi da assoggettare a tassazione in Italia. Elemento, quest'ultimo che, con riferimento alle attività diverse dalle attività finanziaria ha costituito sino a tutto il periodo di imposta 2008 la discriminante sulla indicazione o meno in RW. Tanto per fare un esempio, nel 2010, il contribuente che possiede un immobile a disposizione in Francia dovrà procedere alla evidenziazione dello stesso nella dichiarazione ovvero presentando in modo autonomo il quadro RW.

E' dunque chiaro che, alla luce delle indicazioni di prassi, le problematiche applicative in materia di monitoraggio fiscale sono esponenzialmente cresciute e non tutte sono, evidentemente, immediatamente risolvibili. Se infatti è palese che il contribuente titolare di un conto corrente all'estero dovrà procedere alla compilazione del quadro RW in quanto coincidono i requisiti di titolarità e disponibilità dell'attività finanziaria, il dubbio è comprendere come si deve comportare il contribuente in una situazione diversa da quella decsritta quando cioè, ad esempio, non sia lui il titolare del conto ma di fatto possa operare sullo stesso. La situazione, come inizialmente accennato, è già stata affrontata dalla Corte di Cassazione sin dal 2003 ed approcciata nel senso di stabilire un obbligo generalizzato di compilazione del quadro RW sulla base del concetto, espresso dalla norma, di detenzione dell'attività estera. Di fatto, il medesimo orientamento è stato seguito anche nelle sentenze di questi giorni che hanno esaminato il caso di un noto personaggio:

- che non era titolare dei conti esteri né sugli stessi aveva un potere di firma o di gestione. Per converso, però, la persona fisica trasmetteva disposizioni in nome e per conto del fiduciante ai fiduciari ovvero ai soggetti abilitati alla movimentazione;

- fiduciante di questi conti era altra persona fisica con fiduciario una società estera;

- dai conti esteri non era derivato alcun profitto.

Ulteriore elemento che è stato portato a difesa era il fatto che, nel processo penale, si era accertato come la persona fisica aveva svolto una mera attività di tramite per comunicare le disposizioni del fiduciante su come distribuire a terzi le somme tratte dalla provvista. Su questi elementi di difesa, i giudici della Cassazione hanno invece espresso una netta pronuncia di segno diverso nel senso che il principio di detenzione di una attività estera contenuto nella norma sul monitoraggio fiscale è integrato anche dal solo fatto di trasmettere istruzioni per conto del fiduciante concretizzando, dunque, una “movimentazione” dell'attività estera. Appare evidente come, dunque, sarà fondamentale comprendere l'orientamento di amministrativo, considerando anche le presunzioni in materia di redditività degli investimenti non dichiarati e detenuti in Stati o territori a fiscalità privilegiata introdotte dal dl 78/2009 laddove, evidentemente, gli stessi non siano stati oggetto di sanatoria. Oltre, naturalmente, alla ricaduta dei principi giurisprudenziali sugli adempimenti dichiarativi legati al quadro RW.

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