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Niente più fondi ai sindaci spreconi. Arrivano i fabbisogni standard

del 23/07/2010
di: La Redazione
Niente più fondi ai sindaci spreconi. Arrivano i fabbisogni standard
Spesa storica addio. Il criterio che fino ad oggi ha premiato con maggiori trasferimenti gli enti che spendono di più cederà gradatamente il passo ai fabbisogni standard. Comuni e province riceveranno solo le risorse necessarie a finanziare le funzioni fondamentali e i livelli essenziali delle prestazioni. Non un euro in più. E per arrivare a quantificare l'entità degli importi spettanti a ciascuno degli 8096 municipi e delle 110 province scenderà in campo la Sose, la società che realizza gli studi di settore. Dovrà elaborare le tecniche di rilevazione statistica per fotografare al meglio le singole realtà locali prendendo in considerazione tutta una serie di variabili: la spesa per abitante, la produttività, l'ampiezza demografica, le caratteristiche territoriali (con particolare riguardo alle zone montane), il personale impiegato e anche la qualità dei servizi erogati e il grado di soddisfazione dei cittadini-utenti. La mole di dati e variabili da incrociare sarà tale che il superamento della spesa storica partirà solo nel 2012 e dovrà concludersi nell'arco del triennio successivo. Ma già dal 2011 dovranno essere determinati i fabbisogni standard per almeno un terzo delle funzioni fondamentali degli enti locali.

Con l'approvazione da parte del consiglio dei ministri del decreto sui fabbisogni standard di comuni e province, il governo ha aggiunto il secondo tassello al mosaico del federalismo fiscale. E dopo il primo dlgs (approvato il 20 maggio scorso) che ha trasferito agli enti locali i beni del demanio e in attesa del provvedimento sull'autonomia impositiva dei comuni, ha indicato come e con quali tempi si porrà fine al «vizio tutto italiano di trasferire risorse a chi più spende e, probabilmente, mal amministra».

Si tratta dunque di un «decreto metodologico», come lo ha definito il ministro per la semplificazione Roberto Calderoli. E non poteva essere diversamente, considerando il numero di variabili che la Sose dovrà analizzare. Verrà passata ai raggi X la spesa dei comuni per finanziare le funzioni fondamentali che il decreto elenca tassativamente: amministrazione, gestione e controllo; polizia locale; istruzione (compresi asili nido, refezione, assistenza scolastica, edilizia scolastica); viabilità e trasporti; gestione del territorio; welfare. Le province, invece, dovranno occuparsi di amministrazione, gestione, controllo, istruzione (compresa l'edilizia), trasporti, gestione del territorio, tutela ambientale e sviluppo economico.

Per ciascuna di queste funzioni la Sose dovrà analizzare i modelli organizzativi scelti dagli enti, individuare i servizi erogati, analizzare i costi e, alla fine, approdare alla stima del fabbisogno standard. Tra le variabili da prendere in considerazione ci saranno anche le spese per i servizi esternalizzati o svolti in forma associati. Non tenerne conto avrebbe infatti falsato i risultati finali.

Per raccogliere i dati, la Sose predisporrà appositi questionari che verranno inviati a comuni e province. Gli enti dovranno compilarli e restituirli per via telematica entro sessanta giorni. Chi non lo farà verrà sanzionato col blocco dei trasferimenti e con una sorta di gogna mediatica che prevede la pubblicazione dell'ente inadempiente sul sito del ministero dell'interno. Per lo svolgimento dei suoi compiti la Sose sarà affiancata dall'Ifel, l'Istituto per la finanza locale dell'Anci che fornirà analisi e studi e interverrà nell'elaborazione dei questionari e dei metodi di calcolo. La tabella di marcia individuata da Calderoli prevede che i fabbisogni standard debbano essere individuati per almeno un terzo delle funzioni entro il 2011, per poi salire a 2/3 nel 2012 e arrivare nel 2013 alla totalità dei compiti di comuni e province. Il superamento della spesa storica dovrà entrare a regime nell'arco del triennio successivo.

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