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Alla multinazionale piace il paradiso E per gli Usa il conto è di 37 mld $

del 22/07/2010
di: di Gabriele Frontoni
Alla multinazionale piace il paradiso E per gli Usa il conto è di 37 mld $
Un conto da 37 miliardi di dollari. È questo l'assegno che ogni anno l'Agenzia delle entrate americana (Irs) provvede a girare in maniera figurata alle compagnie multinazionali con branch nei paradisi fiscali. Il vorticoso giro di fatture e di operazioni finanziarie che coinvolgono i centri offshore, riuscirebbe a sottrarre alle casse del Fisco a stelle e strisce una montagna di dollari, equivalente alla ricchezza prodotta ogni anno da Paesi come Uruguay, Libano o Etiopia. «Cinquant'anni fa le imposte versate dalle imprese rappresentavano il 23,2% delle entrate dello Stato, mentre quelle pagate dai cittadini erano circa il doppio di quelle societarie», si legge nel rapporto sui centri offshore presentato al Congresso da parte del senatore Carl Levin, autore dello Stop Tax Haven Abuse Act. «Oggi la percentuale di imposte versate dalla corporate americana alle casse federali è crollata al 7,2%. La gran parte di queste tasse proviene dalle piccole e medie imprese mentre i grandi colossi multinazionali versano al Fisco appena un sesto del totale della raccolta societaria». Tutto questo sarebbe la risultante della rete di società e branch straniere messa in piedi dai colossi economici a stelle e strisce per evitare di pagare le tasse dovute in patria, attraverso una prassi di diversione degli utili dagli Usa verso i centri offshore, dotati di un sistema impositivo più favorevole di quello monitorato dall'Irs. «Nel 2008 Goldman Sachs ha messo a segno risultati davvero entusiasmanti arrivando a chiudere l'anno fiscale con utili per 2 miliardi di dollari», si legge nel rapporto Levin. «Grazie a un sistema di 29 società sussidiarie presenti nei paradisi fiscali, tuttavia, la compagnia è stata in grado di versare al Fisco federale americano appena 14 milioni di dollari che equivale a un'imposizione fiscale dell'uno per cento, meno di un terzo di quanto versato dalla società al suo amministratore delegato Lloyd Blankfein come compenso annuo (42,9 milioni di dollari)». Quello di Goldman Sachs non rappresenta, tuttavia, un caso isolato. In base ai dati raccolti dall' U.S. Government Accountability Office, l'83% delle 100 maggiori società americane quotate dispone infatti di società sussidiarie alle Isole Cayman, Bermuda, Svizzera o Lussemburgo. È questo il caso di Citigroup che nel 2007 aveva una rete di ben 427 sussidiare nei centri offshore, contro le 273 di Morgan Stanley o le 152 di News Corp. Più contenuta Bank of America (115 società attive nei paradisi fiscali), seguita da Procter & Gamble (83) e Pfizer (80).

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