Consulenza o Preventivo Gratuito

Visto di conformità senza ombre

del 14/07/2010
di: di Roberto Rosati
Visto di conformità senza ombre
Il commercialista condannato per concorso in bancarotta fraudolenta e per falso ideologico in atto pubblico non può essere autorizzato a rilasciare il visto di conformità; l'eventuale provvedimento giudiziario di riabilitazione potrebbe però modificare la valutazione. Questo, in sintesi, il parere espresso dall'agenzia delle entrate con la risoluzione n. 73 del 13 luglio 2010, in risposta all'istanza di un professionista che chiedeva di sapere se la condanna per i suddetti reati, a proprio avviso non riconducibili tra quelli di natura finanziaria, sia ostativa all'autorizzazione al rilascio del “visto” di cui all'art. 35, comma 3 del dlgs n. 241/97.

Analizzando la questione, l'agenzia osserva che i professionisti che intendono rilasciare il visto di conformità devono richiedere ed ottenere l'iscrizione nell'apposito elenco, presentando alla direzione regionale territorialmente competente una comunicazione, alla quale allegare tra l'altro, ai sensi dell'art. 21 del dm 164/99, la dichiarazione attestante la sussistenza dei requisiti previsti dall'art. 8 del dm, ossia:

a) non aver riportato condanne, anche non definitive, o sentenze di patteggiamento, per reati finanziari;

b) non avere procedimenti penali pendenti nella fase del giudizio per reati finanziari;

c) non aver commesso violazioni gravi e ripetute, per loro natura ed entità, alle disposizioni in materia di imposte sui redditi e sull'Iva;

d) non trovarsi in una delle condizioni penalmente rilevanti che escludono la possibilità di candidarsi alle elezioni regionali, provinciali e comunali.

Diversamente da quanto prospettato dall'istante, l'agenzia ritiene che la suddetta locuzione “reati finanziari” vada intesa nell'accezione più ampia, comprendente anche i reati tributari; a titolo esemplificativo, sono da annoverare tra i reati finanziari:

- quelli previsti dal dlgs 385/93 (testo unico bancario);

- quelli previsti dal dlgs 74/2000 (reati in materia di imposte sui redditi e di Iva)

- quelli previsti dalla legge fallimentare.

Inoltre, l'agenzia richiama la previsione della lettera c) dell'art. 8 citato, che subordina l'iscrizione nell'elenco dei professionisti abilitati a rilasciare il visto di conformità alla circostanza di non aver commesso violazioni gravi e ripetute, per loro natura ed entità, alle disposizioni in materia di imposte sui redditi e di Iva.

Le condanne per bancarotta fraudolenta in concorso e falsità ideologica commessa da un privato in atto pubblico inflitte al professionista istante, secondo l'agenzia, hanno conseguenze fiscali-tributarie. La prima è un reato che si sostanzia in una serie di condotte illecite idonee ad arrecare un grave pregiudizio sia ai creditori fallimentari (compreso l'erario) sia alla collettività in generale, in quanto vengono commesse in un contesto economico caratterizzato dal dissesto dell'impresa commerciale; il secondo è un reato che mira a ledere la fede pubblica, intesa come il senso di fiducia e sicurezza nelle relazioni giuridiche.

Questi reati, ai particolari fini in esame, assumono un rilievo ancora maggiore in considerazione della ratio del visto di conformità, che postula una preventiva attività di controllo sulla corretta applicazione delle norme tributarie, affidata a soggetti terzi rispetto all'amministrazione, i quali devono quindi possedere requisiti di onorabilità e moralità di alto profilo; basti pensare che il “visto” consente al contribuente di compensare crediti Iva per oltre 15.000 euro. Quanto all'eventualità che l'istante ottenga una pronuncia di riabilitazione, infine, l'agenzia ritiene che tale circostanza potrà essere utile ai fini dell'autorizzazione al rilascio del visto.

vota