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Al lavoro per favorire la legalità

del 01/07/2010
di: di Roberto Bianchi
Al lavoro per favorire la legalità
«Stupidi furbetti» è la locuzione, soltanto apparentemente contraddittoria, con la quale gli agenti pugliesi hanno definito gli assicurati che si macchiano di comportamenti fraudolenti a danno delle compagnie di assicurazione.

Parte infatti oggi da Bari, con il convegno «Il sinistro con lesioni in Puglia - Cause di un fenomeno anomalo», la campagna di sensibilizzazione contro l'abuso nell'infortunistica stradale.

La descrizione di questo fenomeno sempre più diffuso sta nei seguenti numeri: in Europa la media dei sinistri con lesioni a persone è del 15%, il valore medio in Italia è del 21%, ma in alcune province pugliesi si registrano punte record superiori al 40%. A dimostrazione del fatto che il collarino sanitario può essere considerato un vero e proprio simbolo della produzione di reddito illegale generato da sinistri esagerati o addirittura falsi.

Quanto incide questo malcostume, a dire il vero non soltanto meridionale? Per il 18% dei premi assicurativi Rc auto. Ciò ha generato un'emergenza sociale cui le compagnie non hanno reagito, come era lecito auspicare, con un più capillare presidio del territorio, ma con una fuga dal Sud d'Italia, fatta di chiusure di sportelli agenziali, di dismissioni di portafogli e di soppressione dei centri liquidazione sinistri. Secondo i calcoli del Sindacato Nazionale Agenti, sono un centinaio le agenzie a rischio chiusura in Puglia, con una perdita stimabile in oltre 1.000 posti di lavoro tra dipendenti e collaboratori commerciali.

Nel contempo l'eccessiva profilazione e conseguente personalizzazione dei rischi auto, sta generando una riduzione progressiva sia pure non troppo accentuata, delle tariffe nelle aree e a favore dei target più redditivi per le imprese, ma anche una impennata delle tariffe a carico delle categorie più a rischio. E quando gli aumenti superano il limite della sopportabilità sociale e individuale, si ottiene il risultato non voluto di allontanare un numero crescente di assicurati dall'obbligo assicurativo, a tutto beneficio della delinquenza organizzata che gestisce la distribuzione di certificati falsi di assicurazione da esporre sul lunotto. Andando avanti così, si verrebbe a creare una zona per così dire «off limits» ove sarebbe pericoloso circolare con la propria auto, a causa dell'elevato numero di automobilisti non assicurati. D'altro canto l'individuazione delle auto che circolano senza assicurazione, sarebbe possibile incrociando le targhe contenute nella banca dati dell'Ania con quelle del Pubblico registro automobilistico.

La sensazione è piuttosto che le compagnie stiano tirando la corda allo scopo di destabilizzare il sistema fino al punto di indurre nella collettività il bisogno di un intervento pubblico che si accolli l'onere economico di questa emergenza sociale. Ma sono ancora troppe le perplessità derivanti dalla creazione di una «bad company» dedicata ad assicurare i clienti pluri-sinistrati, i giovani al di sotto dei 25 anni e i guidatori che risiedono nelle aree a più elevata sinistrosità.

Una svolta potrebbe venire dalla creazione del Comitato nazionale contro le frodi nel settore assicurativo che uno dei relatori del convegno di Bari, l'on. Francesco Barbato, componente della Commissione finanze della Camera dei deputati ha proposto in Paramento. Non c'è dubbio, però, che la ricerca della legalità passa attraverso il coinvolgimento responsabile di tutti i soggetti che partecipano a vario titolo alla filiera assicurativa, dal mondo politico alle forze dell'ordine, dalle imprese alle agenzie. Ma soprattutto attraverso il coinvolgimento della clientela, il cui comportamento condiziona pesantemente le scelte distributive delle compagnie e l'andamento delle tariffe, anche dei guidatori corretti.

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