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La fattura? È di rigore

del 01/07/2010
di: di Debora Alberici
La fattura? È di rigore
Il contribuente ha l'obbligo di emettere fattura anche nel caso in cui il servizio non sia stato effettivamente pagato ma sia stato compensato con il credito di un fornitore.

La stretta arriva dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 15441 del 30 giungo 2010, ha accolto il secondo motivo del ricorso presentato dal fisco contro un'azienda che non aveva emesso delle fatture perché, si era giustificato il legale rappresentante, i servizi non erano stati pagati ma erano stati oggetto di compensazione legale.

Una tesi, questa, che non aveva convinto la Guardia di finanza che, dopo un controllo, aveva fatto la segnalazione all'ufficio dell'Agenzia delle entrate. Questo aveva così spiccato un accertamento, contestando le relative violazioni. L'azienda aveva impugnato subito l'atto impositivo sostenendo di non essere obbligata ad emettere fattura senza aver prima ricevuto il pagamento. La commissione tributaria di Avellino aveva respinto l'istanza. Poi le cose erano andate diversamente di fronte alla commissione tributaria regionale che aveva accolto motivando «non risultando che le prestazioni fossero state pagate, non poteva esserci emissione di fattura». Contro questa decisione l'Agenzia delle entrate ha fatto ricorso in Cassazione e lo ha vinto.

In particolare la sezione tributaria ha precisato che «in tema di Iva, ai sensi dell'art. 6, terzo comma, del dpr 26 ottobre 1972, n. 633, le prestazioni di servizi si considerano effettuate all'atto del pagamento del corrispettivo, con la conseguenza che nel caso in cui i rapporti dare/avere siano stati definiti tra le parti mediante compensazione, la relativa fattura deve essere emessa alla data in cui, per effetto dell'accordo raggiunto dalle parti, si verifica l'estinzione del credito». Ma non solo. Per risolvere la questione i giudici hanno attinto anche ad altri e più generali principi sulla compensazione legale spiegando che «in relazione agli aspetti probatori in tema di compensazione legale», va ribadito il principio secondo cui, «ai fini della operatività della compensazione legale come fattispecie dalla quale deriva l'effetto estintivo dell'obbligazione, ciò che rileva è l'omogeneità delle obbligazioni, la liquidità ed esigibilità dei crediti e l'esistenza per ciascun credito di un titolo diverso, prescindendosi da qualunque accordo intervenuto eventualmente tra le parti; ne consegue che unica prova richiesta è quella della contemporanea esistenza dei crediti contrapposti». Dunque, nel caso del contribuente la fattura andava emessa per il semplice fatto dell'esistenza della compensazione del suo credito con il debito dell'impresa fornitrice.

Ma il sipario sulla vicenda non si chiude definitivamente al Palazzaccio. Infatti la sezione tributaria ha rinviato per la decisione definitiva alla commissione tributaria regionale della Campania che dovrà scrivere la parola fine al caso, giuridicamente controverso, tenendo presente del principio di diritto affermato dai giudici della Cassazione.

Anche la Procura generale della Suprema corte, nell'udienza svoltasi al Palazzaccio lo scorso 18 febbraio, aveva chiesto che fosse accolto il secondo motivo del ricorso presentato dall'Agenzia delle entrate e dichiarato inammissibile il primo.

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