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I corsi ai tabaccai li farà solo Confcommercio

del 23/06/2010
di: Luigi Chiarello
I corsi ai tabaccai li farà solo Confcommercio
Ai venditori di tabacchi sarà richiesto il possesso di requisiti professionali. Per la prima volta, nella storia d'Italia, chi vorrà aprire un tabacchino dovrà dimostrare «l'idoneità professionale all'esercizio dell'attività di rivenditore di generi di monopolio». Cosa che guadagnerà «all'esito di appositi corsi di formazione disciplinati sulla base di convenzione stipulata tra l'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato e l'Organizzazione di categoria maggiormente rappresentativa». Cioè, la Fit (Federazione italiana tabaccai) aderente a Confcommercio. Chi paga? L'aspirante rivenditore, ovviamente. Lo stato non sborserà un euro. Con un codicillo, inserito in coda al nuovo decreto legge in materia di accise sui tabacchi, approvato dal governo venerdì scorso, si decide una piccola rivoluzione nel settore. E contemporaneamente si affida, in regime di monopolio, la formazione professionale a una sola organizzazione di rappresentanza. Che avrà la possibilità di organizzare corsi professionali per un'intera categoria di esercenti in regime di esclusiva. La cosa diventa ancor più interessante se si pensa che la direttiva Bolkestein (123/2006, recepita in Italia col dlgs 59/2010), che liberalizza ampie fette del commercio, nulla dice in fatto di rivendite di tabacchi. Ciò significa che la liberalizzazione, per forza di cose, interesserà anche questi esercizi. A meno di principi di natura superiore, tipo quello legato alla tutela della salute, che potrebbero essere invocati per mantenere intatto il contingentamento sulle aperture dei tabacchini. Uno scenario simile spiegherebbe anche l'inedita previsione di requisiti professionali per i tabaccai. La cui esistenza crea una barriera all'entrata nel mercato, superabile solo dopo aver sostenuto corsi formativi, probabilmente a pagamento. La relazione allegata al decreto legge, traccia in proposito una panoramica. della situazione. «Negli ultimi 15 anni», si legge, «le rivendite di generi di monopolio hanno subito profonde trasformazioni uniche nel panorama del commercio italiano. Alla tradizionale attività di vendita dei generi di monopolio si sono affiancati numerosi giochi pubblici e servizi di pubblica utilità, spesso erogati per conto di pubbliche amministrazioni». Così, secondo l'esecutivo, «alla crescente complessità gestionale dell'attività si accompagna un crescente fabbisogno formativo». Un'esigenza che i tecnici dell'esecutivo definiscono «un interesse imprescindibile dello stato e dell'erario a disporre di una rete qualificata per la vendita dei generi di monopolio e la raccolta del gioco pubblico». In relazione al fumo, poi, si fa pressante «un forte grado di responsabilizzazione degli operatori del settore sia in tema di prevenzione del fumo minorile, sia in termini di presidio del canale di vendita al fine di evitare la circolazione di prodotti di contrabbando o contraffatti, sia in tema di ludopatie anche minorili». Inoltre, poiché il ruolo del tabaccaio ha assunto nel tempo «un'importantissima implicazione di carattere economico», per il governo diventa «improrogabile la necessità di dotarsi di strumenti che ne verifichino l'attitudine professionale». Del resto i dati che il governo chiama a supporto della sua tesi stimano una movimentazione «nella rete delle rivendite di ben 17 miliardi di euro per quel che concerne la vendita dei tabacchi e oltre 20 miliardi di euro per quel che riguarda il lotto e i gratta e vinci e i giochi pubblici» Si tratta di cifre considerevoli che, per l'esecutivo, «rappresentano una grossa parte delle entrate erariali e per le quali è sempre più necessario affidarsi a una rete sicura e professionalmente preparata». Ai tabaccai dovrà così essere garantita «adeguata conoscenza di base in ordine allo svolgimento degli adempimenti di natura economica, fiscale, contabile e tecnica connessi all'esercizio dell'attività, congiuntamente all'acquisizione dei principi desumibili dalla normativa di settore». La verifica del possesso dei necessari requisiti professionali, toccherà «all'organizzazione di categoria più rappresentativa. Ricadendo il costo della formazione», si legge nella relazione, «interamente sull'aspirante rivenditore al pari degli altri oneri richiesti per l'avvio dell'attività». Il tutto a costo zero per lo stato.

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