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La maternità non esclude gli studi

del 23/06/2010
di: di Maurizio Tozzi
La maternità non esclude gli studi
Maternità e congedi parentali senza causa di esclusione per l'accertamento da studi di settore. Ma le annotazioni possono evitare la selezione ai fini del controllo su istituti di bellezza e parrucchieri. In tutti i casi, necessaria in contraddittorio la dimostrazione dell'effetto negativo della gravidanza sui risultati conseguiti.

Il problema della gravidanza e della maternità ai fini del raggiungimento delle stime di Gerico è da sempre dibattuto, tanto da essere anche oggetto di proposte normative e richieste di interventi espliciti, al momento ancora non realizzati. Nel frattempo, la circolare n. 34 del 2010 effettua un primo passo nella direzione di moderare il relativo impatto in Unico, evidenziando situazioni in cui le valutazioni dello studio di settore possono essere considerate in modo diverso, soprattutto per quanto riguarda quelle attività caratterizzate dalla prevalenza di personale femminile e che hanno una modalità di determinazione dei maggiori ricavi, nonché dei livelli di coerenza, che possono essere influenzate negativamente da tali circostanze.

Il documento di prassi richiama, in particolare, l'attenzione su due tipologie di studi di settore, lo studio UG33U - Servizi degli istituti di bellezza e lo studio UG34U - Servizi dei saloni di barbiere e parrucchiere, rispetto ai quali le organizzazioni di categoria hanno posto in rilievo la prevalente presenza femminile e la concreta possibilità che si verifichi, per periodi più o meno lunghi, l'assenza della titolare o delle collaboratrici sia per maternità che per congedi parentali. Situazioni simili avevano come effetto correlato o la riduzione dell'attività della titolare dell'impresa con conseguenti minori introiti, oppure un maggiore impegno di costi, dovuti all'assunzione di nuova forza lavoro. In ogni caso, si registravano evidenti anomalie rispetto alla normale gestione, non sempre colte dal software di ricalcolo. Sul punto, l'agenzia delle entrate, sottolineando che la normativa non prevede in circostanze simili l'esclusione dall'applicazione degli studi di settore, richiama l'attenzione degli uffici periferici al fine di considerare in modo idoneo le situazioni di non congruità e/o di non coerenza determinate da queste specifiche condizioni, peraltro richiedendo questa maggiore attenzione sin dalla fase di selezione dei soggetti da sottoporre a controllo, soprattutto nei casi in cui i contribuenti abbiano indicato nelle annotazioni di Gerico il verificarsi delle ipotesi in commento.

Deriva dunque come suggerimento fondamentale quello di documentare in modo compiuto gli effetti in termini di minore apporto lavorativo dovuto alla gravidanza o ai permessi per i familiari, con le relative conseguenze in termini di minori incassi e/o maggiori costi. Necessario, pertanto, da un lato conservare tutti i certificati utili al riguardo, da esibire se richiesti dall'amministrazione finanziaria e dall'altro illustrare in sintesi, nelle note aggiuntive di Gerico, gli eventi accaduti e le conseguenze sui risultati.

La circolare n. 34 del 2010 precisa comunque che l'impatto in termini di risultati a seguito delle situazioni in esame può assumere, per quanto concerne gli studi di settore, un rilievo differente in considerazione della specifica attività svolta dal contribuente e della relativa funzione di regressione, oltre che della struttura degli indicatori di coerenza correlati. In sostanza, a parere dell'agenzia delle entrate le conseguenze della maternità e/o dei congedi parentali non sono uguali in ogni studio di settore, in quanto alcuni di essi, come quelli relativi alle attività professionali, effettuano il calcolo della congruità dei compensi dichiarati basandosi sul numero e valore medio delle prestazioni eseguite, ben potendo il contribuente già illustrare la circostanza di aver dedicato minor tempo allo svolgimento dell'attività. In tali ipotesi, dunque, dovrebbe essere già lo studio di settore a cogliere, in linea di principio, i minori risultati raggiunti mediante una stima che tiene implicitamente conto degli effettivi modi e tempi di svolgimento del lavoro. L'utilizzo del «condizionale» effettuato nel documento di prassi, però, è d'obbligo, proprio in quanto le particolari condizioni di svolgimento dell'attività potrebbero comunque condurre ad una stima da parte di Gerico non pienamente conforme alla realtà dei fatti, riproducendosi anche in tali ipotesi le cautele in precedenza descritte, ossia la necessità di indicare nelle annotazioni gli eventi familiari occorsi nel periodo d'imposta e raccogliere la documentazione attinente per poter condurre nel più proficuo dei modi l'eventuale futuro contraddittorio.

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