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Sicurezza, sono le regioni del Sud che pagano il prezzo più alto

del 18/06/2010
di: La Redazione
Sicurezza, sono le regioni del Sud che pagano il prezzo più alto
Nelle ultime settimane sono avvenuti vari infortuni sul lavoro, particolarmente nel Centrosud, che dimostrano quanto siamo lontani dalle convivenze con la sicurezza, la produttività e il giusto profitto. Su queste stesse pagine, già da qualche anno, ci siamo occupati di prevenzione, constatando la continuità dei morti sul lavoro e delle tecnopatie, nell'indifferenza non nuova di un'opinione pubblica poco reattiva collettivamente. Visto lo scarso impatto dei dati forniti da chi è deputato a rilevarli, come questione umana e sociale, dobbiamo segnalare (senza entrare nella dinamica degli incidenti): Brindisi–Itri ed Esperia (in provincia di Frosinone), e ancora sempre in quest'ultima provincia, avvenuto il 14 giugno scorso.

Come Sail abbiamo indicato le cause e le molteplici iniziative per prevenirli. Ma, la statistica si incarica puntualmente di smentire le nostre attese circa i risultati, riportando alla ribalta della cronaca percentuali che, nella loro fredda sequenza, sembrano un problema irrisolvibile. Siamo quindi di nuovo al capolinea di una prevenzione negata: «Dovere di tutti» come direbbe il Cardinale, Giuseppe Sepe di Napoli. E, tuttavia, «di pochi». Sono considerazioni che ci lasciano perplessi, trattandosi di una fenomenologia ricorrente e che Michele Santoro, solo al momento della trasmissione Annozero del nuovo millennio, ne ha appreso, tre settimane fa, la gravità e la frequenza, prendendo di mira il ministro Tremonti (autore della manovra economica in corso e della soppressione di alcuni enti inutili); e ospitando una rappresentanza di personale dell'Ispesl (in soppressione), assunto con la formula dei co.co.co. e delle borse di studio a tempo determinato, che ne peroravano il mantenimento contestandone l'assorbimento da parte dell'Inail. Quest'ultimo, pur di mantenere in vita, l'Ispels si è impegnato «ope legis» a darvi continuità esistenziale per farlo uscire da un lungo letargo in cui era caduto da qualche lustro, a causa di una dirigenza a geometria politica variabile. Quindi, per rivitalizzarne l'operatività proprio ai fini di una prevenzione meno intorbidita dietro le scrivanie e tanto per essere chiari, una prevenzione impegnata nella formazione professionale competente e continua, costantemente controllata nella sua producenza sul campo, al di fuori degli studi televisivi. E che oggi, auspicabilmente, possa inaugurare l'annozero della sicurezza. Senza dimenticare che l'Inail, essendo un istituto assicurativo di diritto pubblico, dovrebbe essere in grado di inaugurare una nuova fase, per riorganizzare la prevenzione su basi più solide, utilizzando esperienze tecnico-culturali e personale qualificato, capace di programmare e rendere accessibili buone tecniche di sicurezza, indirizzate ai luoghi di lavoro a livello nazionale e locale.

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