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Ricostituibile dopo 6 mesi la pluralità dei soci

del 09/06/2010
di: di Luciano De Angelis
Ricostituibile dopo 6 mesi la pluralità dei soci
Decorso il semestre previsto dall'art. 2272 c.c., la società di persone può anche non essere posta in liquidazione ed in ogni caso, oltre detto termine non sussistono ostacoli alla ricostituzione della pluralità dei soci. Tale tardiva ricostituzione non può, tuttavia, essere opposta ai creditori personali del socio superstite che possono chiedere la liquidazione della quota dello stesso. Il tutto, ovviamente, a patto che la società non risulti cancellata dal Registro delle imprese. È quanto si legge nello studio 156-2009/I recentemente emanato dal Consiglio nazionale del notariato recante «La ricostituzione della pluralità dei soci nelle società di persone decorsi sei mesi ex art. 2272, n. 4 c.c.».

Ricostituzione della pluralità dei soci nella liquidazione. Ci si chiede, in primis, se decorsi i sei mesi e con la società in liquidazione, possa essere ricostituita la pluralità dei soci ed eventualmente, fino a quale momento ciò possa essere realizzato e con quali effetti. Ciò secondo il notariato appare ammissibile, attraverso una cessione parziale della partecipazione sociale detenuta dal socio superstite, senza che ciò comporti la costituzione di una nuova e diversa società, ma attui la continuazione della precedente. La ricostituzione comporta due effetti sostanziali:

1) la revoca implicita dello stato di liquidazione della società, revoca ammessa considerando che non esiste un interesse specifico dei creditori sociali allo svolgimento della liquidazione, dal momento che costoro possono sempre contare sulla responsabilità illimitata dei soci;

2) la ricostituzione tardiva della pluralità dei soci (e quindi il venir meno della causa di scioglimento) non è opponibile ai creditori personali del socio superstite. In altre parole, mentre una ricostituzione della pluralità dei soci avvenuta entro i termini impedirebbe al creditore particolare di richiedere la liquidazione della quota (del socio superstite), al contrario la ricostituzione tardiva, pur facendo venir meno, analogamente alla proroga tacita, la causa di scioglimento, non preclude al creditore particolare l'esercizio di siffatto potere (art. 2307 c.c. che richiama l'art. 2270). Tale possibilità sussiste fino alla cancellazione della società dal Registro imprese.

Continuazione senza liquidazione. Ma se il socio superstite dopo sei mesi non abbia posto la società in liquidazione potrà ricostituire la pluralità dei soci e con quali effetti? Anche in tale situazione la continuazione della società appare lecita secondo il Notariato. Nelle società di persone, diversamente che in quelle di capitali, il socio amministratore è già illimitatamente e solidalmente responsabile per le obbligazioni contratte dall'ente. Si apre, quindi, la possibilità che la società continui a tempo indeterminato con unico socio. Non si tratta evidentemente di una nuova tipologia societaria ma di una fattispecie civilisticamente lecita, poiché la situazione non si incide su diritti indisponibili di terzi ed al contempo non vengono violate norme inderogabili di legge. La mancata liquidazione non va a ledere i diritti dei creditori sociali, mentre per quelli particolari del socio valgono le considerazioni effettuate in merito all'art. 2307 c.c. Va peraltro rimarcata la precarietà assoluta di tale situazione, poiché, l'esercizio del potere del creditore sociale di chiedere la liquidazione della partecipazione sociale dell'unico socio, può tradursi in una liquidazione giudiziale della società.

Trasformazione. Nessun problema, infine, si pone per la trasformazione della società di persone in pendenza di liquidazione, in società di capitali unipersonale. Anzi in presenza di idonea capitalizzazione tale procedura rappresenta una modalità esplicita attraverso cui eliminare la causa di scioglimento.

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