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Appalti, più spazi ai professionisti

del 17/11/2009
di: di Debora Alberici
Appalti, più spazi ai professionisti
Via libera alle associazioni professionali negli appalti pubblici. Infatti possono aggiudicarsi una gara avvalendosi di altre aziende con competenze specifiche.

A questa conclusione è giunto il Consiglio di Stato che, con la decisione n. 7054 del 12 novembre 2009, ha fornito un'interpretazione estensiva dell'istituto dell'avvalimento dando ragione a una associazione professionale di architetti che aveva vinto un'appalto per il restauro di una villa comunale.

Il Collegio di Piazza Spada ha confermato la decisione depositata dal Tar Lombardia secondo cui le i raggruppamenti temporanei di professionisti sono sullo stesso piano dei raggruppamenti di imprese. Fra l'altro, sulla decisione ha pesato una sentenza della Corte di giustizia del '99 – si legge nelle motivazioni – che ha avuto lo scopo di ampliare la dinamica concorrenziale svolta dai raggruppamenti temporanei di imprese e di professionisti. In proposito, si legge nella decisione del Consiglio di stato, «il primo giudice ritenne infondato nel merito il ricorso osservando che, in omaggio allo scopo di ampliamento della dinamica concorrenziale e della obiettiva funzione antimonopolistica svolta dai raggruppamenti temporanei di imprese e di professionisti (agli stessi equiparati nella disciplina comunitaria), sin dal 1999 (cfr. la sentenza del 2 dicembre 1999 nella causa C-176/98) la Corte di Giustizia ha chiarito la interpretazione sostanzialista della direttiva 92/50, nel senso, cioè, di consentire ad un prestatore, per comprovare il possesso dei requisiti economici, finanziari e tecnici di partecipazione ad una gara di appalto pubblico di servizi, di far riferimento alle capacità di altri soggetti, qualunque sia la natura giuridica dei vincoli con gli stessi, a condizione che sia in grado di provare di disporre effettivamente dei mezzi di tali soggetti necessari all'esecuzione dell'appalto». In sostanza, spiegano i giudici, le direttive appalti pubblici non permettono di restringere la possibilità di partecipare alle gare «ad alcune categorie di operatori escludendone altre». La Commissione Ue, secondo palazzo Spada, considera dunque che «l'art. 34, par. 1 del codice, anche in combinato disposto con l'art. 206, par. 1, nonché gli artt. 90 e 101, anche in combinato con l'art. 237 sono contrari alle direttive 2004/18/CE e 2004/17/CE, nella misura in cui essi escludono la possibilità di partecipazione alle gare di appalti e ai concorsi di progettazione soggetti a dette direttive, per gli operatori che hanno una forma giuridica diversa da quelle contemplate dai citati articoli».

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