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Multe, riscossione irrisoria

del 12/05/2010
di: di Francesco Cerisano
Multe, riscossione irrisoria
La riscossione delle entrate extratributarie dello stato (multe, ammende e sanzioni) fa acqua da tutte le parti. Nel 2008 la percentuale del riscosso rispetto all'accertato è stata del 24%. Un risultato migliorato nel 2009, come testimonia l'aumento di gettito (+36,8 milioni di euro) fatto registrare dai tre capitoli del bilancio dello stato su cui affluiscono le entrate, ma ancora «irrisorio», segno «evidente e impietoso» di una «capacità di riscossione largamente insufficiente» nonostante «un imponente apparato organizzativo-logistico». Un flop che priva annualmente le casse dello stato di risorse essenziali per risollevare proprio i settori (giustizia, sicurezza, previdenza) maggiormente coinvolti nella riscossione delle entrate extratributarie. In una relazione, approvata con delibera n. 8/2010 del 28 aprile, ma resa nota solo ieri, la Corte dei conti ha bocciato senza appello l'intero sistema di riscossione delle entrate derivanti dalla repressione degli illeciti. L'elenco degli orrori messo in luce dai magistrati contabili è lungo. E non si tratta solo di sottovalutazione e inefficiente riscossione (in particolar modo quella coattiva). Il problema è anche la scarsa trasparenza sui numeri. «Sussiste ancora l'impossibilità di verificare», scrivono i giudici erariali, «l'andamento dei capitoli di entrata attraverso i dati disponibili nel sistema informativo tra Ragioneria generale dello stato e Corte conti». Con la conseguenza che il gettito non può essere disaggregato per amministrazione di competenza e risulta impossibile «conoscere in maniera semplice e diretta chi ha gestito che cosa e quanto». Tra le amministrazioni che più di tutte hanno fatto registrare problemi nella trasmissione dei dati c'è Equitalia. La società pubblica di riscossione, lamenta la Corte conti, non ha ancora comunicato il totale dei ruoli affidati in relazione ai capitoli di entrata e alle singole annualità oggetto d'indagine. E la ragione è semplice. Equitalia questi dati non è in grado di fornirli in dettaglio, almeno fino a quando non avrà completato «l'attività di sviluppo dei sistemi informativi di supporto alla riscossione». Una motivazione che ha lasciato di stucco la Corte. «Sorprende che a distanza di quattro anni dall'inizio dell'attività», scrive l'estensore della relazione, il giudice Stefano Siragusa, «l'ente (Equitalia ndr) non sia ancora dotato appieno di strumenti tecnologici utili per operare con la massima efficacia». La «carenza organizzativa» della società presieduta da Attilio Befera, prosegue la Corte, rende «impossibile quantificare e valutare le percentuali di riscossione», vanificando le verifiche sia degli organi di controllo e vigilanza a ciò preposti, sia della stessa Equitalia. E così ci si deve accontentare degli ultimi dati disponibili, relativi al triennio 2006-2008, da cui emerge che il totale dei volumi da riscossione delle entrate affluenti sui capitoli 2301 (multe delle autorità amministrative), 2302 (contravvenzioni relative alla circolazione stradale) e 2325 (quote dei proventi e delle sanzioni da vendita dei beni confiscati) è passato da 850,2 milioni di euro nel 2006 a 1,5 miliardi nel 2007 e nel 2008.
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