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Il fair value si fa in due per le passività finanziarie

del 12/05/2010
di: Andrea Fradeani
Il fair value si fa in due per le passività finanziarie
Lo IASB vuol cambiare la modalità di rappresentazione in bilancio della dinamica del fair value delle passività finanziarie, dando separata evidenza alla parte derivante dal proprio rischio di credito; nessun cambiamento, invece, per i criteri generali di classificazione e valutazione delle passività finanziarie del vecchio IAS 39. Potrebbe essere sintetizzato in queste poche battute il contenuto dell'Exposure Draft, pubblicato ieri dallo standard setter londinese, dedicato alla «Fair Value Option» per le passività finanziarie. Un ulteriore tassello nell'opera di smantellamento del «capro espiatorio» della crisi finanziaria iniziata, lo scorso novembre, con il discusso IFRS 9.

Veniamo al dettaglio. Differentemente da quanto verificatosi per le attività finanziarie, lo IASB ritiene che le attuali regole sulla classificazione e valutazione delle passività finanziarie, contenute nel vigente IAS 39, funzionino adeguatamente e quindi vadano in gran par-te riproposte, quale sorta di upgrade, nell'ambito dell'IFRS 9. Lo standard setter londinese propone, infatti, una sola ma significativa modifica: una differente modalità di rappresentazione del dinamica del fair value, qualora questa sia imputabile anche a variazioni del proprio rischio di credito. La modifica in parola riguarda tutte le passività finanziarie che sono valutate, su opzione del redattore (sono esclusi, quindi, sia derivati che quanto detenuto per negoziazione), con il criterio del fair value a conto economico. In questa ipotesi l'incremento od il decremento del fair value dovrà essere, in prima battuta, integralmente imputato a conto economico; quindi, ecco la novità, la parte di questo imputabile alla variazione del proprio rischio di credito dovrà essere stornata, in modo esplicito, dal conto economico a favore di quello complessivo. Attraverso questi due passaggi, l'impatto economico del fair value sarà quindi ripartito fra il reddito dell'esercizio e, per la parte relativa al proprio merito creditizio, il totale del conto economico complessivo. Una soluzione salomonica che non compromette l'informazione sulla dinamica del valor equo ma che, nel contempo, limita il suo impatto sull'utile (oppure la perdita) di periodo.

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