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L'Autorità sui lavori ha le armi spuntate

del 08/05/2010
di: di Andrea Mascolini
L'Autorità sui lavori ha le armi spuntate
Le deliberazioni dell'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici non sono impugnabili al Tar perché mancano della natura di provvedimento amministrativo; si tratta di avvisi e pareri utili ad orientare gli operatori del settore ma che non inidonei a recare alcun pregiudizio. Lo stabilisce il Consiglio di stato, sesta sezione, con la sentenza del 3 maggio 2010, n. 2503, che affronta la questione dell'impugnabilità delle deliberazioni dell'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici. I giudici ribaltano il giudizio di primo grado che invece aveva accolto il ricorso di un comune contro una deliberazione. La vicenda oggetto della delibera riguardava una transazione effettuata dal comune con una impresa relativamente a lavori di realizzazione di una piscina comunale. Nella delibera (del 2003) l'Autorità aveva censurato la condotta dell'amministrazione comunale ritenuta «eccessivamente tollerante» e aveva nello stesso tempo provveduto alla segnalazione della questione alla Procura della Corte dei conti. A fronte del ricorso contro la delibera, il Tar Lombardia nel 2005 aveva accolto il ricorso, respingendo l'eccezione di inammissibilità presentata dall'Autorità e dichiarando l'atto impugnato illegittimo per mancanza della comunicazione di avvio del procedimento, nonché per difetto di istruttoria. Il Consiglio di stato riforma il giudizio di primo grado accogliendo proprio l'istanza di inammissibilità rigettata dal Tar Lombardia e puntando l'attenzione sulla natura degli atti dell'Autorità (in questo caso le deliberazioni che l'organismo emette partendo da segnalazioni di casi specifici). I giudici si esprimono infatti nel senso della natura non provvedimentale della deliberazione, ritenuta quindi «priva di reale e concreta attitudine lesiva». La sentenza giunge a tale conclusione partendo dai contenuti dei poteri di vigilanza sull'intero sistema dei lavori pubblici che la legge (la legge Merloni, prima, e il Codice oggi, peraltro su tutta la materia dei contratti pubblici) assegna all'organismo presieduto da Luigi Giampaolino. In particolare l'Autorità deve infatti vigilare sull'osservanza della disciplina legislativa e regolamentare e verificare la regolarità delle procedure di affidamento esperite. Lo svolgimento di questi poteri di vigilanza (che prendono le mosse da istanze e segnalazioni dei soggetti coinvolti nei procedimenti) viene messo in relazione alla necessità che l'Autorità garantisca i più generali principi di efficienza, efficacia, tempestività, trasparenza e correttezza nella materia dei lavori pubblici (oggi dei contratti pubblici in genere e quindi anche delle forniture e dei servizi). Se questa è quindi la finalità dell'attività di verifica e controllo svolta dall'Autorità, il Consiglio di stato afferma che «il potere di vigilanza concretamente esplicato nei confronti dell'appellato non può aver prodotto conseguenze lesive della sua sfera giuridica, avendo l'Autorità espresso sostanzialmente un proprio avviso sulla vicenda, inidoneo, in quanto tale, a recare direttamente ed immediatamente alcun pregiudizio». La deliberazione dell'Autorità rimane sprovvista della natura provvedimentale anche con riguardo alla considerazione che la delibera dichiari il comportamento della stazione appaltante, nel caso esaminato, come connotato da «eccessiva tolleranza accordata» all'impresa: manca infatti, anche sotto questo profilo dichiarativo, qualsiasi «concreta determinazione incidente sia sugli atti adottati che sui comportamenti tenuti». In conclusione, quindi, si è in presenza soltanto di «un contributo utile all'orientamento dei comportamenti degli operatori del settore dei lavori pubblici».

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