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Sui ricorsi del fisco lo spettro dell'illegittimità

del 20/04/2010
di: di Benito Fuoco
Sui ricorsi del fisco lo spettro dell'illegittimità
Dalla comparazione del modello tipo di ricorso per cassazione normalmente utilizzato dall'amministrazione finanziaria con quelle che sono le disposizioni della cassazione tributaria, emerge il rischio di illegittimità dei ricorsi presentati dall'Avvocatura di Stato. Non si rileva infatti uno specifico collegamento tra il singolo procedimento e l'incarico conferito, non essendo sufficiente la convenzione a contenuto generale stipulata eventualmente tra le Entrate e la stessa Avvocatura dello Stato. Queste conclusioni si ricavano dalla lettura della sentenza n°8071/2010 emessa dalla cassazione tributaria, depositata nella cancelleria della Corte il 2 aprile scorso, la quale, a sua volta, richiama un principio espresso dalle Sezioni Unite nella sentenza n°3116/2006. In tema di contenzioso tributario ed a seguito dell'istituzione dell'Agenzia delle entrate (divenuta operativa dal primo gennaio 2001), gli ermellini osservano come si sia verificata una successione a titolo particolare di quest'ultima nei poteri e nei rapporti giuridici strumentali all'adempimento dell'obbligazione tributaria; per effetto di questa successione, deve ritenersi che la legittimazione «ad causam» e «ad processum» nei procedimenti spetti, dalla data del suo insediamento in via esclusiva, all'Agenzia; tale legittimazione costituisce, sul piano processuale, il riflesso della separazione tra la titolarità dell'obbligazione tributaria, tuttora riservata allo Stato, e l'esercizio dei poteri statali in materia d'imposizione fiscale, il cui trasferimento all'Agenzia, previsto dall'articolo 57 del Dlgs n°300/1999, esula dal rapporto organico. I giudici di Piazza Cavour proseguono affermando che la stessa Agenzia, sia pure dotata di personalità giuridica, non sia un organo dello Stato ma un distinto soggetto di diritto. «Ai sensi dell'articolo 72 del Dlgs n°300», afferma il collegio, «l'Agenzia ha facoltà di avvalersi del patrocinio dell'avvocatura dello Stato, il quale, in assenza di una specifica disposizione normativa, deve essere richiesto in riferimento ai singoli procedimenti, e anche se non è necessaria una singola procura, non è sufficiente l'eventuale conclusione di convenzioni a contenuto generale tra l'agenzia e l'Avvocatura». Nei ricorsi di legittimità si leggono generiche frasi del tipo «l'Agenzia delle entrate in persona del direttore centrale pro-tempore, rappresentata e difesa dall'Avvocatura generale dello Stato...». Proseguendo l'esame del ricorso-tipo si osserva che anche dalla relata di notifica non è dato rilevare lo specifico collegamento esistente tra le Entrate, l'Avvocatura e il ricorso specifico; collegamento fondamentale ed ineludibile, anche ai fini di una conforme legittimazione erariale. Pertanto, i ricorsi attualmente depositati, nella misura in cui siano privi della «necessaria richiesta riferibile ai singoli procedimenti», sarebbero a rischio di illegittimità. Sia pure dicendo che non è necessaria una specifica procura, gli Ermellini hanno infatti aggiunto che «non è sufficiente l'eventuale stipula di convenzioni a contenuto generale tra l'agenzia e l'Avvocatura», convenzione che, sempre ai fini di una regolare costituzione, proprio in ragione della sua eventualità, dovrebbe essere, in ogni caso, rintracciabile negli atti. Anche la legge n°212/2000(statuto del contribuente) all'articolo 5,comma 2, prevede la piena informazione del contribuente. La conclusione di queste considerazioni è quella che l'Avvocatura dello Stato non agisce «ope legis» per conto delle Entrate, ma in base a una convenzione eventuale che, volta per volta, deve essere citata e integrata da una specifica richiesta.

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