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L'indennità extra non è superminimo

del 14/04/2010
di: di Daniele Cirioli
L'indennità extra non è superminimo
Non può trasformarsi in superminimo la quota parte dell'indennità di trasferta pattuita tra azienda e lavoratore in misura superiore all'importo previsto dal contratto collettivo. Non può esserci trasformazione perché nessuna norma lo prevede. Lo sostiene la Fondazione studi dei consulenti del lavoro nella circolare n. 6 di ieri, contestando i contenuti dell'interpello n. 14/2010 del ministero del lavoro.

Trasferta, regime fiscale e contributivo. Con il citato interpello (si veda ItaliaOggi7 del 12 aprile), il ministero ha risposto a un quesito circa il trattamento fiscale e previdenziale da riservare all'indennità di trasferta eventualmente erogata dal datore di lavoro in misura superiore a quella stabilita dalla contrattazione collettiva e, in particolare, in merito alla possibilità di applicare comunque l'esenzione fiscale e contributiva prevista dal Tuir. Il ministero ha condizionato quest'esenzione al tipo di contratto che prevede la quota di indennità in misura maggiore: nel caso di accordi individuali l'ha esclusa e ha sostenuto peraltro che la quota di indennità eccedente il minimo stabilito dai ccnl vada considerata «superminimo individuale» e come tale assoggettata a imposte e contributi.

La posizione critica dei consulenti. La Fondazione disapprova le indicazioni ministeriali. Secondo i consulenti del lavoro, innanzitutto, può essere genericamente definita superminimo solamente l'erogazione aggiuntiva prevista dal contratto individuale senza un titolo specifico, cioè come semplice gratificazione per il lavoratore.

Invece, se un datore di lavoro concede una somma a titolo specifico di indennità di trasferta, la stessa conserva tale natura (di indennità di trasferta) e come tale deve essere regolata secondo la disciplina del contratto collettivo o di legge, escludendosi dunque la regola dell'assorbibilità che è tipica del superminimo generico.

Peraltro, richiamando la sentenza n. 8075/2009 della Corte di cassazione, la Fondazione aggiunge che, anche laddove la natura dell'indennità di trasferta non fosse stata espressamente connotata, tale natura sarebbe comunque agevole individuarla qualora, dalla documentazione prodotta, emergesse che l'erogazione è tesa a remunerare i giorni svolti al di fuori della sede normale di lavoro.

Secondo i consulenti, dunque, la logica conclusione a cui si perviene è che le somme erogate al lavoratore a titolo di trasferta, anche se in misura superiore a quanto stabilito dal ccnl, restano ontologicamente retribuzione corrisposta a tale titolo; di conseguenza non può in alcun modo essere considerata superminimo la misura che, eventualmente, eccede il limite fissato dai ccnl.

Un'interpretazione diversa (che è quella, poi, fornita dal ministero del lavoro) porterebbe a un'illegittima violazione dell'autonomia contrattuale, poiché funzione dei ccnl è solo quella di stabilire importi «minimi» che possono essere sempre migliorati da accordi individuali sulla scorta del principio del favor rei. Infine, i consulenti del lavoro evidenziano che non esiste alcuna norma che trasformi in superminimo ciò che le parti (datore di lavoro e lavoratore) hanno pattuito essere indennità di trasferta.

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