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Brevetti, più tutele e più mercato

del 14/04/2010
di: di Luigi Chiarello
Brevetti, più tutele e più mercato
Un diritto di proprietà industriale durerà fin quando sussistano motivi che legittimano il titolare del diritto a opporsi a eventuali nuove commercializzazioni dei prodotti «registrati». Nei casi, invece, di diritto di proprietà industriale condiviso con altri, ogni persona titolare del diritto potrà presentare domanda di brevetto o registrazione e sbrigare gli adempimenti burocratici successivi, anche nell'interesse dei «soci». Per quanto riguarda, invece, i ritratti di persone, i nomi e i segni notori, questi, oltre a essere registrabili come marchio dai diretti interessati, potranno essere anche usati da costoro o da persone da loro delegate. In sostanza, diventeranno marchi spendibili sul libero mercato i nomi di persona, ma anche i lavori artistici, letterari, scientifici, politici e sportivi. Così come le sigle di manifestazioni, enti e associazioni senza scopo economico. L'importante è che a usarli siano direttamente i titolari. O, in loro assenza, i parenti più affini (coniuge, figli o in loro assenza genitori, o in loro assenza, parenti fino al quarto grado incluso). O, in terza battuta, persone da questi delegate. Sono alcune delle novità contenute nella riforma del codice della proprietà intellettuale (dlgs n. 30/2005), andato ieri all'esame del preconsiglio dei ministri. E atteso sul tavolo del prossimo esecutivo. Si tratta di una riforma monstre, di ben 131 articoli, condotta tramite schema di dlgs, in attuazione della delega contenuta nella legge n. 99/2009. Ma andiamo con ordine. Uso dei marchi collettivi. Lo schema di dlgs ne consente l'utilizzabilità anche da parte di terzi per fini commerciali, ponendo però un solo limite. E cioè che l'uso di tale marchio rispetti i requisiti minimi di lealtà in campo industriale e commerciale, ossia la «correttezza professionale». Segni comuni. Diventeranno poi registrabili tutti quei segni che oggi non lo sono per «difetto di novità». Come quelli di uso comune nel linguaggio corrente, oppure quelli costantemente utilizzati in commercio. Con un solo limite: l'esclusiva non potrà scattare qualora questi segni vengano considerati privi di carattere distintivo. Cioè, siano incapaci di garantire una distintività al marchio sul mercato. Marketing territoriale. Lo schema di dlgs sdogana, poi, la possibilità, per pubbliche amministrazioni dello stato, regioni, province e comuni di registrare marchi. Si tratta di una disposizione esplicita contenuta nella bozza, che contempla anche la registrabilità di elementi grafici distintivi tratti dal patrimonio culturale, storico, architettonico e ambientale del territorio. E dispone, a chiare lettere, che i proventi derivanti dallo sfruttamento del marchio a fini commerciali (compreso quello effettuato tramite concessione di licenze e per attività di merchandising) dovranno essere destinati al finanziamento delle attività istituzionali o alla copertura degli eventuali disavanzi pregressi dell'ente. Marchi internazionali. Il dlgs interviene, quindi, in merito alla tempistica di scadenza dei marchi. E dispone che il termine di decadenza di un marchio internazionale rimasto inutilizzato, previsto in cinque anni dall'art. 24 del codice di proprietà intellettuale, prenda come inizio da cui far partire il conteggio del lustro la data in cui l'Ufficio italiano brevetti e marchi ha confermato la tutela in Italia della registrazione internazionale in modo definitivo. Denominazioni d'origine. Già il codice di proprietà intellettuale, all'articolo 29, disponeva una specifica tutela per le indicazioni geografiche. Bene, il nuovo schema di dlgs oggi affianca alla tutela di carattere generale e assoluta delle indicazioni geografiche e delle denominazioni di origine anche la tutela speciale dei regolamenti comunitari. Che vanno rispettati prima di ogni altra norma. Di più. La bozza di riforma del codice della proprietà intellettuale integra l'articolo 30 dello stesso Codice, definendo le finalità della tutela assoluta riconosciuta alle indicazioni geografiche e alle denominazioni di origine. Questi segni, infatti, non dovranno essere protetti soltanto quando il loro uso sia idoneo a ingannare il pubblico, ma anche quando il loro uso comporti uno sfruttamento indebito della reputazione della denominazione protetta. Infatti, la protezione non riguarda soltanto l'inganno sulla provenienza del prodotto, ma anche le ipotesi in cui il collegamento alla reputazione della denominazione protetta possa essere considerato indebito. Una fattispecie questa, che potrebbe realizzarsi anche se il prodotto proviene effettivamente dal luogo al quale si riferisce la indicazione geografica o la denominazione di origine. Biotecnologie. Altra novità della bozza di dlgs riguarda la brevettabilità dei metodi di trattamento chirurgico e diagnostico del corpo umano e animale. Questi, assieme alle innovazioni in fatto di varietà vegetali e razze animali e ai procedimenti biologici per l'ottenimento degli stessi verranno considerate invenzioni, eccezioni alla brevettabilità. E per molte invenzioni biotech la brevettabilità verrà esplicitamente esclusa.

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