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L'Avvocatura viaggia a due velocità

del 09/04/2010
di: di Simona D'Alessio
L'Avvocatura viaggia a due velocità
L'Avvocatura italiana? Viaggia a due velocità: c'è una parte, quella più debole, che si può ben considerare “proletarizzata” e un'altra, più matura d'età, che miete consensi professionali ed economici. E non è tutto. Nel corso di una decina d'anni, il reddito medio dei legali è rimasto pressoché invariato (è cioè, cresciuto lievemente, in linea con l'inflazione), registrando nel 2008 addirittura un aumento dell'1%: se nel 1999 le entrate medie erano di 41.137 euro, due anni fa il reddito professionale e il volume d'affari raggiungevano i 50.351. Esiste, inoltre, una pericolosa zona d'ombra costituita dal 25% dei professionisti del foro (56 mila sui 208 mila che risultano iscritti agli albi) che dichiara redditi inferiori ai 15 mila euro lordi l'anno, una cifra che si rivela insufficiente a farli accomodare sotto lo “scudo” previdenziale. È la Cassa nazionale di previdenza forense a raccontare in quale acque stanno navigando gli avvocati della Penisola, a una settimana dall'avvio di una conferenza (dal 15 al 18 aprile prossimi a Baveno-Stresa), promossa per affrontare il tema della riforma previdenziale (approvata nell'autunno scorso ed entrata in vigore il 1° gennaio 2010 che, fra l'altro, eleva a 70 l'età dell'andata in pensione, a partire dal 2021, ndr) e degli scenari che si aprono per una categoria in costante evoluzione. Marco Ubertini, presidente dell'ente, prevede che la bufera vera debba ancora abbattersi con violenza, poiché «i sintomi della crisi economica si accentueranno nei prossimi due–tre anni quando verranno fatturati i compensi relativi al periodo attuale. Temiamo, pertanto, dati molto peggiori di questi». La Cassa calcola che, nel 2008, il reddito complessivo Irpef è stato di 7 miliardi 104 milioni e 80.859 euro: +1,7% è l'incremento percentuale annuo del monte reddituale, che si confronta con un +10,7% del 2007; l'incremento annuo del reddito medio, in percentuale, registra una perdita dell'1%, contro la crescita del 4,6% del 2007. Il reddito medio rivalutato passa da 52.956 euro del 2007 a 50.826 del 2008 (+0,3%) e il pil rivalutato in media passa da 26.852 euro a 26.253 (+7,9%). L'ultimo anello della catena, i cosiddetti “proletari” dell'Avvocatura – l'ottima definizione è di Michele Proietti, vicedirettore generale della Cassa – hanno meno di 45 anni e sono di sesso femminile. Le donne avvocato, infatti, qualunque sia la loro età, guadagnano almeno il 20% in meno dei colleghi maschi; avvilenti sono i numeri sul modello 5 del 2009 (relativo al volume d'affari dell'anno precedente), che segnalano come il reddito Irpef medio delle professioniste sia di 28.177 euro a fronte dei 66.025 degli uomini. Esaminando, poi, gli iscritti all'ente per fascia anagrafica si scopre come 90.633 (il 60%) siano under 45 e che, nel complesso, il loro monte reddituale sia pari al 40% del totale (due miliardi 841 milioni e 632.344 euro), mentre i legali con i capelli bianchi, di numero assai più esiguo, abbiano, invece, dei ricavi ben maggiori (4 miliardi 262 milioni e 448.515 euro) delle nuove leve della professione. Tirando le somme, dunque, Ubertini avverte come il guaio sia che «attorno alla stessa torta di dieci anni fa, si devono sfamare il doppio degli avvocati. Ci sono alcune generazioni che continuano a dividersela, poi ce ne sono altre, e le donne in particolare, che si dividono una fetta sempre più piccola». L'età dell'oro per i legali del Belpaese si conferma anagraficamente proiettata sempre più in avanti, giacché le somme più cospicue dichiarate sono quelle della fascia 60–64 anni: nel 2008 questi professionisti hanno nel complesso reso noto d'aver guadagnato 112.088 euro, mentre la generazione 35–39 – una stagione della vita professionalmente dinamica – si è fermata ai 32.926. E il mercato in cui questi avvocati rampanti sono impegnati, malgrado gli sforzi, continua a presentare loro un conto salato.
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