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L'agenzia risponde se il mare non c'è

del 06/04/2010
di: di Federico Unnia
L'agenzia risponde se il mare non c'è
Con il contratto avente ad oggetto un pacchetto turistico «tutto compreso», sottoscritto dall'utente sulla base di una articolata proposta contrattuale, spesso basata su un depliant illustrativo, l'organizzatore o il venditore assumono specifici obblighi, soprattutto di tipo qualitativo, riguardo a modalità di viaggio, sistemazione alberghiera, livello dei servizi ecc., che vanno «esattamente» adempiuti. Ne discende che, ove, come nel caso in esame, la prestazione non sia esattamente realizzata, sulla base di un criterio medio di diligenza ex. art. 1176 c.c., comma 1 (da valutarsi in sede di fase di merito), si configura responsabilità contrattuale, tranne nel caso in cui, come detto, organizzatore o venditore non forniscano adeguata prova di un inadempimento ad essi non imputabile. È quanto stabilito dalla Corte di cassazione civile sez III, nella sentenza 4 marzo 2010 n. 5189. La causa aveva preso le mosse da un ricorso presentato al tribunale di Pordenone da due consumatori che avevano chiesto a Francorosso la condanna al pagamento della somma di 10 milioni di lire, quale risarcimento dei danni da essi patiti a seguito di un soggiorno effettuato presso un club, le fotografie del quale, pubblicate sul depliant, riproducevano una bella spiaggia antistante l'albergo e un bel mare. Invece, giunti sul posto, avevano constatato che la spiaggia era sporca e il mare diffusamente inquinato da idrocarburi. A seguito di tale fatto, l'agenzia presso la quale avevano acquistato il pacchetto si era detta disposta a favorire il trasferimento in un altro albergo a condizione però della loro rinuncia a far valere eventuali richieste risarcitorie. La Francorosso International nel merito aveva chiesto il rigetto della domanda, non essendo la spiaggia di proprietà dell'albergo e non dipendendo l'inquinamento del mare dall'organizzatore del viaggio. Il tribunale di Pordenone aveva respinto la domanda, affermando che «la pulizia della spiaggia e la purezza dell'acqua del mare, oltre a non dipendere dalla volontà del responsabile dell'hotel, non appare essere stata garantita agli attori a mezzo della stampa del depliant pubblicitario». Contro tale sentenza i due consumatori si erano rivolti alla Corte d'appello di Trieste che, riformando il primo giudizio, aveva condannato Francorosso International a pagare la somma complessiva di 1.163,45 euro oltre alla rivalutazione monetaria e agli altri interessi legali. Secondo la Corte d'appello, con l'offerta del pacchetto turistico in esame, la convenuta aveva assunto obbligo di consentire agli acquirenti la fruizione di una spiaggia attrezzata e pulita e di un mare effettivamente balneabile, caratteristiche queste diffusamente evidenziate nel depliant illustrativo, che costituisce parte integrante dell'offerta contrattuale. Per contro, quel mare e quella spiaggia si erano rivelati in condizioni di inaccettabile sporcizia e disordine, motivo per il quale la Francorosso International non poteva invocare un esonero di responsabilità, non avendo essa provato che le scadenti condizioni dei luoghi rispetto a quanto pubblicizzato ed offerto derivassero da caso fortuito o forza maggiore e non piuttosto da incuria o insufficiente manutenzione degli stessi (fattori, questi, di cui il venditore del pacchetto turistico deve comunque rispondere nei confronti del cliente)». Da qui il ricorso alla Corte di cassazione della Francorosso.

Secondo i supremi giudici, sulla base di detta normativa vigente in materia di vendita di pacchetti viaggio e turistici tutto compreso, non è censurabile la sentenza in esame dove ha ritenuto Francorosso, quale organizzatrice del viaggio, responsabile dell'inadempimento in questione sulla base della non corrispondenza tra quanto «promesso» (contrattualmente pattuito in relazione al livello qualitativo dell'originaria offerta di viaggio «tutto compreso», come risultante da un depliant illustrativo da ritenersi parte integrante del contratto stesso) e quanto realmente «prestato» in sede di adempimento. Da qui la decisione della Corte che ha rigettato il ricorso e ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali in favore di ciascuna parte resistente che liquida in euro 700 oltre le spese generali e accessorie come per legge.

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