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In agricoltura prevale il valore e non la quantità

del 02/04/2010
di: Benito Fuoco
In agricoltura prevale il valore e non la quantità
Per verificare la prevalenza dei beni agricoli prodotti rispetto a quelli acquistati, che consente all'imprenditore di mantenere la qualifica di imprenditore agricolo e non assumere quella di imprenditore commerciale, si deve attribuire al termine prevalenza un significato in termine di valore e non di quantità; questo tuttavia, solamente quando il prodotto ricavato dalla terra abbia caratteristiche qualitative differenti rispetto al prodotto acquistato all'esterno.

Sono le conclusioni a cui è giunta la sezione decima della Commissione tributaria regionale dell'Abruzzo nella sentenza n°4/10/2010 depositata in segreteria l'8 gennaio scorso.

La vicenda riguarda un accertamento fiscale eseguito dalle Entrate di Ortona, città della provincia di Chieti, nei confronti di una azienda agricola di produzione di vino della zona. L'Ufficio, negando la qualifica di imprenditore all'azienda verificata, sosteneva che il concetto di prevalenza che si deve dare all'articolo 32 del Dpr n°917/86 (Tuir) deve avvenire in termini quantitativi e non qualitativi; l'Ufficio infatti, confrontando le fatture di acquisto con il prospetto di produzione della ditta verificata, desumeva che il contribuente avesse utilizzato uva acquistata da terzi in maniera prevalente rispetto a quella ricavata dai fondi coltivati; conseguentemente ritenendo commerciale l'attività, negava le agevolazioni di cui all'articolo 34 del Dpr n°633/72 e rettificava i redditi dichiarati. La Commissione tributaria provinciale di Chieti accoglieva il ricorso; contro questa decisione ha proposto appello l'amministrazione finanziaria. I giudici regionali abruzzesi hanno confermato la decisione dei colleghi di prima istanza e definitivamente annullato l'accertamento fiscale. Hanno inoltre stabilito che, ai fini della prevalenza agraria, qualora il prodotto ottenuto prevalentemente dalla coltivazione del fondo, cioè l'uva, abbia caratteristiche qualitative molto differenti da quelle acquistate all'esterno dell'azienda, appare più idonea una valutazione della prevalenza basata sul parametro economico (valore dell'uva) piuttosto che su quello quantitativo. In effetti, questa differenziazione era già stata implicitamente affermata nella Circolare n°44/E del 2002 e successivamente confermata nella Circolare n°44/E del 2004 e nella nota n°6674 del 4 gennaio 2004 con cui, trattando specificamente la quantità dell'uva acquistata rispetto a quella prodotta, si diceva che la prevalenza doveva basarsi sul parametro economico riferito al valore e non alla quantità. Sicuramente il collegio regionale avrà valorizzato la diversa impostazione tra l'articolo 29 del vecchio Tuir, Dpr n°917/86, in vigore fino al 1° gennaio 2004, che parlava di “prodotti ottenuti per almeno la metà del terreno”, e l'articolo 32 del nuovo Tuir Dpr n°917/86 che invece parla di prodotti ottenuti prevalentemente dal fondo, cambiando di fatto il significato da attribuire alla disposizione normativa. Il collegio regionale, sulle indicazioni della Circolare 44/E del 2002 rileva il confronto tra i prodotti agricoli ottenuti dall'attività principale con i prodotti acquistati da terzi. Prosegue poi, chiarendo che l'esercizio delle attività connesse all'agricoltura possa dar luogo ad una qualificazione complessiva in reddito d'impresa solo se viene meno il carattere agricolo dell'attività; l'importante, conclude il collegio regionale, è che l'attività mantenga un collegamento diretto con il fattore terra.

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