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Unioni di piccoli comuni: la riforma è un flop

del 08/09/2015
di: La redazione
Unioni di piccoli comuni: la riforma è un flop
Non sono bastati cinque anni per dare una faccia definitiva alla riforma, avviata appunto nel 2010, per la razionalizzazione dei comuni italiani (oltre 8.000) attraverso la costituzione di “mini-enti” che raccogliessero le funzioni fondamentali dei comuni più piccoli. Le difficoltà sorte dipendono in parte dalla conformazione geografica italiana che, specie nelle zone montuose o marittime, rende difficile la creazione di enti intra-comunali. C’è poi un problema organizzativo, perché non si è riuscito a capire come ripartire le risorse per pagare i dipendenti dei singoli comuni. Più grave, invece, è il fatto che i comuni abbiano preferito associarsi (qualora l’abbiano fatto) più su base di vicinanza politica che non territoriale. Ma la colpa non può essere attribuita interamente ai comuni: la normativa è apparsa molto complicata e di difficile interpretazione fin da subito. Il risultato è che a luglio 2013, secondo l’ultimo censimento condotto, erano state costituite 370 unioni di comuni, con la partecipazione di 1.881 comuni a fronte dei 5.693 che, secondo la norma, erano obbligati al “matrimonio”.
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